martedì 31 luglio 2012

Amore vero

Mi sono ritrovato, in questi giorni, a pensare ad una cosa strana che mi capita di tanto in tanto: ho avuto modo di osservare questo comportamento, in me stesso ovviamente, ma anche in molti che mi circondano.

Spesso "scegliamo" di essere infelici: ci alziamo la mattina e dobbiamo scegliere, tra essere felici ed essere infelici. Tante volte scegliamo la seconda.

E' romantico essere infelici, è coraggioso, è desiderabile perfino. Attribuiamo una sorta di nobiltà, alla tristezza. Basta pensare a tutto il successo che hanno le canzoni tristi di cuori infranti o ai film drammatici. Le storie stappalacrime di amori impossibili... In fondo un po' ci piace...

Se nell'animo siamo vagamente romantici, amiano quella disperazione, quell'abbandono doloroso, quello struggersi nei sentimenti... in genere perché l'oggetto del nostro amore non ci ricambia, perché la persona che desideriamo non ci considera minimamente. E allora ci gettiamo a capofitto in lunghe crociate autolesioniste: smettiamo di sorridere, di uscire, di divertirci, scriviamo lunghissime lettere disperate, passiamo ore a piangere per momenti belli passati e finiti ecc ecc, cosicché tutti sappiano che stiamo soffrendo...

Tutto ciò, per quanto assurdo è... attraente. E' pietoso e miserabile, eppure assume una sorta di rispettabilità. Una persona che soffre per un sentimento così puro come l'amore, è certamente una persona di buon cuore, sensibile, onesta, fedele e in quanto tale merita affetto e rispetto. Almeno ciò è quello che pensiamo quando ci immedesimiamo in questo tipo di persona...

E' attraente ed è facile: molto più facile che voltare pagina e ripartire da ciò che abbiamo di più prezioso. Noi stessi. Già, noi stessi, le nostre idee, il nostro essere: quello che ci eravamo dimenticati, quello che avevamo messo in secondo piano quando pensavamo di essere innamorati. Già, pensavamo di essere innamorati.

Molte volte crediamo di essere innamorati ed esibiamo la nostra sofferenza, quando in realtà soffriamo semplicemente perché non troviamo più noi stessi: abbiamo passato così tanto tempo a immedesimarci nel soggetto del nostro desiderio, che abbiamo dimenticato noi chi siamo davvero.

Ah... il grande errore di chi "finge" di innamorarsi. Diffidate di chi dice cose tipo "Sei tutta la mia vita.", "Senza di te la mia vita non ha più senso." e cavolate di questo tipo. Romanticherie da film o da romanzo, ma che non hanno nulla a che fare con l'amore. E' paura, paura allo stato puro: non vogliamo la persona accanto perché la desideriamo, ma solo perché abbiamo paura di perdere qualcosa, di rimanere da soli... Siamo così incerti della nostra vita, vuoti di sogni nostri, di ambizioni, di speranze, vuoti di personalità, che ci appoggiamo sulle spalle di qualcun altro e, ovviamente, quella persona è importante per noi, perché, se se ne andasse, se ci abbandonasse, crollerebbe il pilastro della nostra esistenza...

Ma è amore questo? O solo un modo per delegare ad altri la responsabilità della nostra felicità?
E' molto comodo "innamorarsi" fintamente di qualcuno e legarlo a noi con questa minaccia.
E' molto comodo dire che la "mia felicità dipende da te": è solo una forma per avere meno paura, meno timore del futuro, meno timore di restare soli... ma non è amore.

Una persona che non ama sé stessa, che non rispetta sé stessa, che non sa cosa vuole dalla vita, che non ha e non insegue sogni, non è in grado di amare. Soffre, certo, soffre per il vuoto che ha dentro e che cercava di riempire scaricando sulla persona "amata" il suo vuoto.

Non possiamo amare, ciò che abbiamo paura di perdere: sì, paura di perdere. Proprio perché a quel punto l'amore si trasforma in paura. L'amore vero non lega, non opprime, non trattiene. Lascia andare. Proprio perché se è amore vero, non c'è nulla di cui aver paura, non c'è distanza o tempo o ostacolo che lo possa spezzare.

Amore è donare senza chiedere: è desiderare il bene dell'altro senza avere qualcosa in cambio.
Viene da sé, se siamo dei deboli e patetici piagnucoloni, se siamo dei seguaci dell'amore romantico-piango-perché-mi-hai-lasciato, se siamo quelli del non-mi-lasciare-sei-tutto-per-me, se siamo quelli che non-faccio-niente-da-solo (o-da-sola), se siamo quelli che devi-fare-così-sennò-vuol-dire-che-non-mi-ami, allora va da sé che non sappiamo neppure cosa voglia dire Amore.

L'amore richiede forza, richiede sicurezza in sé stessi, richiede egoismo, richiede sogni e richiede qualche volta perfino solitudine: se vogliamo Amore, dobbiamo essere disposti ad accettarne il prezzo. Il prezzo di chi rinuncia a tutto per essere libero, perché non c'è Amore senza Libertà. E' difficile, è faticoso.

Quindi, per coloro che vogliono solo piangere e lamentarsi, per quelli che dicono che è troppo difficile e vogliono continuare a disperarsi e guardare film e leggere libri strappalacrime, per coloro che vogliono la via facile per la felicità, a costoro dico: "Lasciate perdere l'Amore, quello vero. Non fa per voi."



lunedì 30 luglio 2012

Abbandonato a parole senza senso

Non cercare da me conferme. Io sono l'onda del mare, che mai non si ferma.
Non cercare da me stabilità, poiché io seguo l'aria inafferrabile, il vento che sospinge le mie vele.
Non aspettarti la mia reazione, non cercare di prevedere ciò che penserò, dirò, farò: non giudicare ciò che faccio o come mi coporto. Impara osservando il mare, che non ha giudici o leggi, che non puoi punire o premiare, che non puoi prevedere, ma solo rispettare...

Mi muovo invisibile attraverso gli strati del mondo, sono l'ombra proiettata dal tuo pensiero. Sono la materializzazione delle tue paure, sono la voce dei tuoi desideri, sono la pala che incessantemente scava nel profondo della tua anima.

Non costruirò città, perché non voglio mura dentro cui rinchiudermi. Non salderò legami, poiché non voglio nessun dominatore sul mio spirito. Non cucirò vesti elaborate e scarpe costose, ma troverò gli abiti adatti al mio continuo navigare. Non porterò bagagli, utili solo ad appesantire la mia barca. Non porterò certezze, illusioni mascherate da verità.

Abbandonerò tutto ciò che è pesante e superfluo. Solcherò i mari alla ricerca di quelle risposte che mi tormentano. Tenderò le orecchie, al suono dei bisbigli degli spiriti nel cuore della notte...

Io, il vento, il cielo, il mare... immerso nell'immensità inafferrabile. Perduto, per giungere in posti che nessuno può trovare. Abbandonato, alla deriva tra i flutti immensi dei miei pensieri...


mercoledì 25 luglio 2012

Scrivere nelle tenebre

Scrivere... scrivere... scrivere.
Scrivere! Scrivere! Scrivere! Senza interruzione, senza fermarsi. Storie, racconti, pensieri, poesie... di tutto.
Perché? Perché scrivere mi ossessiona?

Tutto ciò che scrivo, ho scritto, vorrei scrivere, perfino ciò che ancora non ho neppure pensato di scrivere, qualcuno lo ha già scritto. Lo ha scritto prima e lo ha scritto meglio di quanto potrei fare io.

Leggete il mio blog, leggete i miei racconti, leggete i miei pensieri... e poi cercate nei libri antichi, nelle canzoni e nei versi dei poeti. Ciò che c'è da dire è già stato detto, ciò che si doveva pensare è già stato pensato...
I grandi pensatori, scrittori e poeti sono solo una manciata: tutte le centinaia di scrittori, famosi e meno, che troviamo nelle nostre edicole, non sono altro che un rimescolamento, una rivisitazione, una copia di una copia, un dejà vu... Ora tutti vogliono scrivere, nessuno vuole leggere. Tutti vogliono prendere le parole dei miti del pensiero, rigirarle, rimescolarle e spacciarle per proprie. Tutti vogliono essere grandi pensatori e scrittori, con pensieri e scritti che non gli appartengono...

E... Dio... io non faccio eccezione...
E allora questo mi tormenta: perché scrivere? Perché sento questo impulso irrefrenabile, di impugnare una penna e lasciarla scorrere? Perché la pagina bianca mi chiama, supplicandomi di riempirla?

Eppure... scrivere è vita. E' come l'acqua: se rimane immobile, stagna e muore. Deve scorrere, deve vivere: sempre uguale e sempre diversa. Eppure... scrivere è per me come dare forma alla mia anima. Non ne posso fare a meno. Inutile mentire: non ho pensieri molto innovativi, né verità assolute da comunicare, né soluzioni che altre centinaia di persone prima di me abbiano già dato.

Io non creo, non invento. Io prendo e reinterpreto, trasformo... ciò che altri hanno pensato e scritto molto prima di me.

Sono la vita, che prende il ricordo della vita precedente e si reinventa.
Ma... scrivo unicamente per me stesso. Non per altri, non per la fama, non per la gloria, il successo o il denaro. Scrivo per me.
Do forma alla mia anima, riempiendo le pagine vuote dei miei quaderni: lo faccio per guardarmi dall'esterno e osservarmi... senza giudizio, ma con l'implacabile obiettività dell'arbitro imparziale.

E' un sollievo... sapere di non essere essenziali: sapere che i miei pensieri non moriranno, perché discendenti di altri pensieri... e i pensieri successivi saranno trasformazioni dei miei. I pensieri, come il flusso della vita, si susseguono e si trasformano.

Scrivere è vivere... vivere è scrivere.
Sono il personaggio della mia storia. Il protagonista della mia vita.
Scrivo per amarmi e non per farmi amare. Scrivo per desiderare per me stesso e non per far desiderare gli altri.

Io sono un'ombra, le tenebre sono la mia dimora.
Io sono il Joker.


giovedì 5 luglio 2012

Il mio valore

E' davvero immenso il mondo...
Luoghi meravigliosi e lontani, animali, popoli, lingue, nazioni, culture, montagne, deserti, foreste, città, mari, laghi: solo a voler citare ogni cosa, questo post si allungherebbe ogni oltre limite.

Troppo, troppo grande per essere contenuto in una mente umana: anche volendo viaggiare tutta la vita, non si riuscirebbe a cogliere neppure una minima parte di tutto lo scibile. Sarebbe come cercare di svuotare un oceano, neppure con un cucchiaio, ma con un contagocce.

E poi, se il mondo non bastasse, basterebbe alzare gli occhi verso il cielo e far perdere il proprio sguardo nelle immensità siderali...

E noi, piccoli e miseri, di fronte a questa immensità colossale. Quanto valgo io, piccolo e misero essere umano, puntino invisibile sulla faccia di un mondo, che è un puntino invisibile di un sistema solare, che è un puntino invisibile in una galassia, che è un puntino invisibile nell'universo?

Cosa sono 100 anni, una lunga vita per un essere umano, di fronte a miliardi e miliardi di anni dell'universo?

Qualcuno mi dice che mi faccio prendere da troppi pensieri. Mi si dice spesso che non dovrei farmi tormentare da certi stupidi ragionamenti. Che dovrei tenere i piedi a terra e la mente sulle cose concrete. Troppo spesso i miei occhi vagano all'orizzonte, al cielo, sempre a voler riempire la mia mente col contagocce, dall'oceano infinito di ciò che mi circonda.

E io... osservo queste persone così terrene, così piantate nella loro realtà: realtà che pare loro immensa, l'unica cosa esistente, tanto che sono del tutto inconsapevoli dell'enormità che li circonda. Esiste solo ciò che si vede e questo da una diversa scala di priorità.

Chi crede che la sua casa sia tutto il proprio mondo, un solo mobile acquisisce un'importanza enorme. Chi crede che una persona sia tutto il suo mondo, darà un valore immenso ad ogni suo gesto e parola.

Non è sbagliato questo, non è una critica la mia, anzi. Invidio queste persone, che hanno chiaro nella loro mente cosa è davvero importante e cosa è superfluo. Io, semplicemente, non ci riesco.

Per me sognare è come il cibo. Non posso farne a meno. Non solo: oltre a non poterne fare a meno, mi piace variare, sognare cose sempre diverse. Si dice che per mangiare bene, bisogna mangiare un po' di tutto. Ecco, io applico ai miei sogni lo stesso principio: per essere soddisfatto, devo sognare un po' di tutto. Per essere felice, voglio provare un po' di tutto...

Ahimé, qualcosa lo dovrò trascurare, perché tutto non si può fare... non si riesce.
Eppure, penso anche che questo sia un bene: perché se vivessimo all'infinito, senza limiti da superare, senza scelte da fare, allora nulla avrebbe più valore. Proprio il fatto di dover scegliere, di dover combattere, di dover rinunciare a volte... da valore a ciò che facciamo.

Sognare, sentire, amare me stesso, essere ciò che sono, da valore a ciò che sono.