mercoledì 28 novembre 2012

Vite passate

Il rumore sordo e incalzante di zoccoli risuona nella solitudine della prateria; la linea incerta dell'orizzonte si confonde con il cielo azzurro  intenso che preannunzia l'oscurità della notte...folate di vento ne disperdono l'eco fra le gole aspre e i dirupi scoscesi che si stagliano all'orizzonte. Le prime ombre della notte dissegnano strisce scure nella luce che si ritira, creando giochi bizzarri di luce e d ombra...
Il galoppo si fa più serrato; nel silenzio della notte imminente si odono già i richiami aspri degli uccelli notturni che, risvegliandosi dalla calura del giorno, si apprestano a intraprendere la caccia silenziosa...
Come sorgendo dalladistesa sconfinata, lo scalpitio di un altro cavallo si ode ora percuotere la terra... la stessa andatura ritmata, lo stesso brontolio affannoso del respiro appena percepibile nel vento notturno...
Due ombre scure e veloci procedono verso la stessa direzione... convergono verso lo stesso punto, una piccola valletta erbosa seminascosta da un'alta parete rocciosa che precipita a strapiombo da un'altezza mozzafiato...
I cavalieri smontano nello stesso momento nel luogo convenuto...il loro respiro è appena udibile nel silenzio della notte. Dopo aver liberato i cavalli per il riposo notturno, le due ombre si volgono l'una verso l'altra, fondendosi in un lungo, silenzioso abbraccio... Gli occhi di Rugiada del Mattino splendono ardenti alla luce della luna ormai alta in cielo... il suo chiarore freddo riversa fiotti di luce argentea nella valletta silenziosa, rendendo quel luogo nascosto, irreale, sospeso nel tempo, nello spazio...
Freccia Sicura la stringe a sè a lungo, senza proferire parola... Quando i due si separano a malincuore l'uno dalle braccia dell'altro, l'incantesimo è rotto soltanto dal bisbiglio sommesso delle loro voci, che si scambiano le ultime novità delle loro tribù.
Le notizie non sono buone: Il Consiglio degli Anziani ha deciso di intraprendere il sentiero di guerra contro la tribù da sempre nemica...
Una guerra crudele, inutile, sta per scatenarsi fra le due Nazioni avversarie, nè mai Freccia Sicura potrebbe sottrarsi da questa decisione, essendo un membro della Fratellanza dei Guerrieri...
Lacrime silenziose rigano il  volto aggraziato di Rugiada del Mattino...
Che senso ha muoversi guerra fra le due nazioni sorelle, non è forse Madre Terra la madre e nutrice amorevole di tutte le sue creature?
La terra era fertile, il cibo abbondante nella buona stagione dell'estate, e con la caccia si potevano mettere al sicuro scorte abbondanti  per il nutrimento e la sopravvivenza della tribù nel duro inverno  che sarebbe sopravvenuto...
La cacciagione era ricca, i pascoli della prateria vasti come il mare... Erano nati i bimbi del Sole , che portavano la vita nel futuro...
La dolce Madre Terra accoglieva ogni creatura, accogliendola e nutrendola con amore, senza distinguere fra amico o nemico... Ognuno occupava il suo posto nel cuore della Madre...
Perchè gli uomini avevano rotto l'armonia del Creato?
Le prime luci dell'alba li sorprese ancora abbracciati... Era tempo di tornare, dovevano separarsi per non essere scoperti e puniti entrambi con la morte, per aver trasgredito le ferree leggi di sangue del loro clan... o peggio ancora, con la cacciata dal loro gruppo di appartenenza. L'essere banditi li avrebbe resi spregevoli agli occhi degli altri membri della tribù... dei morti viventi...
I cavalli si allontanano al galoppo in direzioni opposte... l'eco dei loro zoccoli risuona con un suono funesto nel loro cuore... ogni battito scandito è come il rullio dei tamburi di guerra che annunziano morte e distruzione...

sabato 24 novembre 2012

Società del benessere?

Mi è capitato, di recente, di visitare un allevamento di bestiame da carne.
Non intendo fare qui discussioni sul consumo o meno di carne d'allevamento; ciò che voglio esprimere è un pensiero, terribile e angosciante, che mi ha colto vedendo quegli animali messi all'ingrasso...

Stanno... bene... Non devono faticare, non devono combattere per il cibo, perché ne hanno in abbondanza, troppo perfino!
Hanno un tetto sulla testa, un luogo dove stare senza paura di predatori. Tutto concesso dalla mano amorevole dei loro padroni, che sanno benissimo di dover accrescere il "benessere" dei loro animali, per accrescere i propri profitti.

Dio santo benedetto... Non è forse quello che accade a noi... La società del benessere, cos'è, se non un immenso allevamento? Siamo allevati da padroni, cresciuti, pasciuti, rimpinzati di cibo, prodotti, immagini, ingrassati... solo per essere poi divorati! Cosa altro ci accade? Ci ingozziamo e ci consumiamo, per aumentare i profitti dei nostri padroni...

Siamo divorati, non nel corpo, ma nello spirito, nella vita, nei valori, nella fatica del lavoro (chi lo ha)... nel ricatto del "o vivi nel nostro allevamento, o muori di fame".

Non ci rendiamo conto, di essere solo carne d'allevamento... allevati per il macello...
Un animale selvaggio muore forse prima, vive una vita più faticosa, più pericolosa, più scomoda: magari soffre fame e sete, ma i suoi occhi sono vivi, fieri, selvaggi...

Avete mai guardato negli occhi un animale "da carne"? Non c'è più anima in quel corpo, non c'è più spirito...
"Libertà" è una parola sconosciuta... un sogno portato dal vento... lontano...

Quando ci fissiamo negli occhi allo specchio (se ancora lo facciamo)... cosa vediamo?



P.S.: Festeggio oggi, un anno esatto dall'inizio di questo blog. E' una bella avventura, che non pensavo davvero sarebbe durata tanto... di solito sono molto incostante nei miei intenti. Tanti auguri a me, Joker!

giovedì 15 novembre 2012

Quando non pensi, dici quello che pensi

A volte succede: ci scappa. Siamo sovrapensiero, nervosi, o semplicemente distratti ed ecco, scappa quella frase sbagliata. Diciamo ad una persona qualcosa che la offende, che la fa arrabbiare, che la abbatte di morale, che comunque la fa soffrire...

Poi proviamo a rimediare: "Non volevo dire quello.", "Mi è scappato", "Non lo penso davvero."

Chi vogliamo prendere in giro: è proprio perché non abbiamo "pensato", ovvero non abbiamo filtrato la frase, che quella è uscita esattamente come doveva essere. I bambini lo fanno sempre, noi solo quando "ci scappa"...

E così penso che essere sinceri a volte è difficile... essere sinceri con sé stessi e con gli altri. Riusciamo ad esserlo solo se non pensiamo troppo: riusciamo ad esserlo se togliamo il filtro e se lasciamo che i nostri pensieri escano così come sono... accettabili o no.



lunedì 12 novembre 2012

L'eterna sfida: la ricerca di sé stessi

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte. 48

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa
". *51 



Queste parole mi hanno colpito molto: è Virgilio, che spiega a Dante la sorte degli Ignavi. Coloro che "mai fuor vivi" e pertanto non possono morire...

E' il primo "peccato" da cui Dante vuole disfarsi: l'immobilità, la mancanza di passione per qualunque cosa, l'assenza di voglia, per paura, pigrizia. Il rifiutarsi di affrontare le sfide...

C'è stato un tempo in cui ho conosciuto la foga della lotta: c'è stato un tempo in cui ho spinto il mio corpo oltre i suoi limiti, in cui ho imparato la durezza dello scontro fisico, la paura che attanaglia le viscere prima di trovarsi di fronte ad un avversario molto più forte, qualcuno che tirerà fuori da te tutto ciò che hai, qualcuno che tirerà fuori da te anche ciò che non pensavi di avere...

La gara, il confronto, gli esami, la battaglia... non si tratta di competizione, non è questione di essere più o meno bravi di qualcun altro. La sfida più importante è quella contro sé stessi, contro le proprie paure, contro la propria pigrizia, contro i propri limiti.

"Mettersi in gioco", quante volte sentiamo questa frase.

E si può perdere, oh sì! Ci possiamo preparare, possiamo studiare, possiamo allenarci, spaccarci testa, ossa e muscoli... e nessuno al mondo può comunque garantirci la vittoria. E più ci siamo impegnati, più la sconfitta è bruciante e avvilente.

Quando si morde la polvere del tappeto, dopo che si è dedicato al proprio allenamento ogni cellula del proprio corpo, ogni momento libero, ogni compagnia, ogni fine settimana, sacrificando ogni momento di piacere e divertimento, pur di presentarsi al meglio delle proprie forze... è qualcosa che può abbattere lo spirito più forgiato. Niente sconfigge di più il guerriero, della sconfitta stessa...

E' il momento peggiore: ci si sente piccoli, umiliati, inutili, inadeguati, rifiutati dal mondo... Si vuole fuggire, andarsi a nascondere, rintanarsi e non affrontare mai più una cosa simile. L'Ignavia è una grande tentazione in questi casi: è così rassicurante, così piacevole...

Quale diavolo di motivo ci può essere, ad affrontare fatica, sudore, dolore, per un esito così incerto? Abbandonare la sicurezza delle azioni quotidiane e consolidate, per affrontare uno scontro diretto con la vita che può distruggerti e toglierti tutto?

Mi sono dato una risposta a questa domanda: conoscere sé stessi...

Uno scalatore che affronta gelo, intemperie, 2-3 ore di sonno a notte, per giungere stravolto in cima ad una montagna... cosa ci guadagna? Nulla. Cosa rischia? Molto... Allora perché lo fa? Va alla ricerca di sé stesso.
L'atleta che si allena come un monaco... Il viaggiatore che si addentra nel deserto, il velista che affronta il mare in burrasca... Perfino l'imprenditore che decide di gettare tutto ciò che possiede nel tentativo di avviare un'attività, sapendo che potrebbe essere la sua rovina, se dovesse fallire... E' alla ricerca di soldi e successo, certo: ma qual'è la molla?

Senza parlare di coloro che si dedicano agli studi una vita intera: fisici, astronomi, ricercatori... alla ricerca di cure, leggi scientifiche, scoperte, certo... ma qual'è la molla?

Il ragazzo che imbraccia una chitarra e suona e pensa alla musica ogni momento della sua vita? Sogna il successo, ovvio, ma qual'è la molla? Lo scrittore, il poeta... il politico perfino! Ognuno di noi diventa qualcuno, quando di quel qualcuno si va alla ricerca.

Ecco l'ignava di cui parlava Dante: un Ignavo non è qualcuno che non ha avuto successo, che è stato sconfitto, che non ha compiuto grandi imprese... L'Ignavo è colui che non sa chi è: colui che non ha mai cercato di scoprire cos'avesse nel profondo. Non ha mai intrapreso il viaggio, rischioso ed incerto, che gli facesse scoprire l'IO nascosto dentro di lui.

Certo fa male a volte, scavare dentro di sé: costa sudore, lacrime, fatica, affrontare certe sfide, superare certi limiti. Chi lo fa, spesso infrange una parte di sé che non verrà mai più ricostruita. E' a pezzi, è in frantumi forse, è sconfitto... forse si trascina ricordando i sogni di gloria.

Però sa... sa chi è, sa quanto ha dato... e sa che farcela quando sembra impossibile farcela, è qualcosa che può cambiarti la vita.

E se non ci credete... chiedetelo a lui.


* Divina Commedia: Canto III dell'Inferno

venerdì 2 novembre 2012

Mi manca una sensazione... Essere esausto, ma contento

Oggi mi ha folgorato questo pensiero...
Guidavo: e io quando guido penso, penso molto. E' una forma di meditazione... credo.

Così, tra una marcia e l'altra, sono stato folgorato da questo pensiero: è tanto, davvero tanto tanto tanto tempo, che non provo più quella meravigliosa sensazione di essere esausto, ma contento: da troppo tempo, la sensazione è quella di essere esausti... e basta.

Quando da bambini si gioca a rincorrersi e fare la lotta... quando si scala una montagna e si raggiunge la vetta... quando si lavora con impegno e si vede realizzare il frutto delle proprie fatiche. Si è stanchi, esausti, esauriti, ma cavolo... l'anima gioisce, il cuore esulta, il nostro animo è pieno di ardore!

E' come fare l'amore: non è davvero stanchezza quella che sentiamo. E' un torpore meraviglioso, che lascia sfiniti ma appagati... E la vita dovrebbe essere questo: fare l'amore con la vita... stancarsi fino allo sfinimento, ma godere di quella stanchezza...

Invece la vita è spesso violenza: ci violentiamo, per fare cose che non ci va di fare e che non ci danno alcun piacere. Perché è necessario, certo... Un caro amico mi ha detto: se stai con la (parola che comincia per m... insomma, merda) fino al collo, stare a lamentarsi serve a poco. Devi prendere una pala e cominciare a spalare. Mi sembra giusto... Spalare, spalare con decisione: con lo scopo di aprirsi una via d'uscita però e uscire dal mucchio di letame in cui ci si trova. Non spalare per andare ancora più a fondo.

Ed è proprio quella sensazione, che fa la differenza: se spaliamo per aprirci la via d'uscita, quando riusciremo a tirarci fuori saremo stanchi, ma contenti e soddisfatti. Invece, se spaliamo per andare solo più a fondo, allora saremo certamente stanchi... ma ci sentiremo che la nostra fatica non serve a nulla, che anzi le cose peggiorano... Ed è esattamente così.

E io voglio tornare a sentire quella sensazione: quell'entusiasmo, che ti porta ad esaurire tutte le tue energie, ma ti lascia appagato e soddisfatto. Voglio essere stanco e contento. Voglio fare l'amore con la vita...