martedì 30 aprile 2013

Top 10

10
 
Essere in 10 e parlare 3 lingue diverse. Dover tradurre da una lingua alle altre.
 
 
9 
 
Essere preso al volo per strada e trascinato in una emittente televisiva. Parlare di fronte ad una telecamera, dopo essermi dato una pettinata alla buona ed essermi fatto prestare una giacca decente.
 
 
8
 
Andare a visitare una cattedrale, dopo aver comprato intimi spinti e finire nel mezzo di una celebrazione. Fare foto di nascosto, cercando di nascondere le buste del negozio di intimo.
 
 
7
 
Essere svegliati al mattino del proprio compleanno, con fragole, panna e champagne; palloncini colorati e una scritta in cartoncino "BUON COMPLEANNO" appesa alla parete.
 
 
6
 
Andare alla festa dei coscritti e trovarsi a ballare fino alle 2 con ragazzi e ragazze di 18 anni, tra foulards bianchi, fischietti e braccialetti colorati, bevendo wisky
 
 
5
 
Vedere le mucche al primo giorno di pascolo, dopo 5 mesi invernali passati al chiuso della stalla. Osservare i salti e le corse, di chi ritrova la libertà sui prati finalmente verdi e non più oppressi dal gelo dell'inverno, rotolarsi nell'erba assieme ai cani, il tutto circondati da altissime montagne innevate, luccicanti alla luce del sole.
 
 
4
 
Osservare un'improvvisato, quando inatteso spogliarello, di due bellissime donne, con la sola luce dei fulmini proveniente dalle finestre.
 
 
3
 
Entrare in un castello bellissimo, posto in cima ad una collina, scavalcando il cancello il cui cartello recita "Lavori in corso, vietato l'ingresso". Camminare su mura antiche come il tempo, baciarsi e amoreggiare contro i resti della vecchia chiesa, sedersi sulla finestra della torre, da cui si può vedere il mondo intero immerso nelle nuvole e le cime delle montagne che svettano tutto intorno. 
 
 
2
 
Stare nudi sotto una cascata.
Osservare i turisti che passano, ti guardano e invece di fuggire scandalizzati si spogliano anch'essi e si uniscono a te. Farsi fotografare nudi e circondati dalla cascata d'acqua e scoprirsi più belli e sexy di qualunque modello si sia mai visto.
 
 
1
 
Fare l'amore in 3, con due donne bellissime e appassionate, senza averlo minimamente programmato o cercato. Sfinirsi di piacere, dormire e svegliarsi nel cuore della notte per ricominciare tutto da capo.
 
 
 
LIFE IS WONDERFULL!!
LA VITA E' MERAVIGLIOSA!! 
  

domenica 21 aprile 2013

Alla ricerca del tesoro nascosto - VII - Fame, gioia, amore

Fame... questa fu la prima cosa che sentii, quando finì quel senso di ubriachezza.
 
Albeggiava... la terribile notta appena trascorsa era finita e io mi lasciai avvolgere dai raggi del sole. I corpi senza vita delle Furie nere si dissolsero, come ombre allo spuntare della luce.
 
Fame... non solo fame di cibo, fame nel corpo, fame nello spirito, fame nelle profondità delle viscere, fame di vita. Un tipo di fame che non avevo mai sentito prima. Provavo... gioia.
 
- "Da tanto non sentivo questa sensazione..." Disse la voce nella mia testa. "Ero forse bambino l'ultima volta..."
 
Mi misi alla ricerca di cibo... Trovai un piccolo corso d'acqua, a cui mi dissetai, e lo seguii. Fui presto premiato dall'apparizione di un grande albero pieno di frutti rossi, enormi e succosi. Il tronco era alto, liscio, ma non mi scoraggiai. Mi aggrappai al tronco e mi issai, avvinghiandomi braccia e gambe alla corteccia liscia come vetro. La salita era durissima, ma mollare la presa avrebbe significato cadere e rifare tutto da capo, così rimasi aggrappato e con pazienza, un centimetro per volta, risalii il fusto.
 
Arrivai al primo ramo, mi ci issai e finalmente tirai il fiato. Alcuni frutti erano alla sommità del ramo, così decisi di scuoterlo, per farli cadere. Li avrei mangiati dopo essere disceso e me ne sarei anche tenuti alcuni per scorta. Sembrava un'ottima idea... sembrava.
 
E funzionò perfino: scuotendo il ramo, quattro grossi frutti caddero al suolo. Fiero della mia intelligente trovata, mi aggrappai nuovamente al tronco dell'albero e mi lasciai scivolare a terra. Mi voltai, ansioso di assaggiare quelle prelibatezze... ma quelle... erano sparite! I frutti che avevo appena fatto cadere non c'erano più! Eppure ero certo del punto in cui erano finiti.
 
Fu allora che colsi un movimento con la coda dell'occhio: c'era qualcuno! Qualcuno fuggiva a rotta di collo, con i miei frutti! Mi gettai all'inseguimento, attraverso la boscaglia e i cespugli. Il rumore dei passi del ladro mi indicavano la via, finché non lo vidi davanti a me, niente più che una macchia indistinta in mezzo al folto verde, ma tanto mi bastò per fare un balzo e afferrarlo!
 
Rotolammo a terra, avvinghiati: cercai di colpire, ma il mio avversario era agile, esile, scattante. Emanava un odore di selvatico e forza. Riuscii infine ad afferrare i suoi polsi e rotolando, glieli bloccai a terra!
 
Una donna... sudata ed ansimante dopo la lotta, vestita di pelli, stava sotto di me. Nera come la notte, i capelli corvini lunghi e selvaggi... bellissima. Il suo odore mi inebriò e quello mi fu fatale... Con una forza inaudita mi scaraventò via, contro un cespuglio di rampicanti, e prima che potessi riavermi dalla sorpresa, mi fu addosso. Veloce come un fulmine, mi avvolse i polsi nei rampicanti, intrappolandomi, poi balzò via.
 
La fulminai con lo sguardo, imprecando e dimendami senza risultato: la guardai sconsolato raccogliere i MIEI frutti rossi da terra. Lo sguardo di soddisfazione che mi lanciò, fece evaporare quello che restava del mio orgoglio... Ma continuai a fissarla: quei profondi occhi neri, avevano qualcosa di incredibilmente magnetico, pacifico, selvaggio. Qualcosa che andava oltre il giusto o sbagliato, l'orgoglio o l'umiliazione, il pensiero, qualcosa di antico e profondo e allo stesso tempo semplice e leggero.
 
Sorrisi... e lei rispose al mio sorriso. Poi cominciammo a ridacchiare, infine a ridere sempre più forte. Iniziammo a ridere a crepapelle entrambi, io intrappolato al mio cespuglio e lei che si rotolava a terra. Ridemmo così tanto e così forte che quando ci riavemmo, mi dolevano le costole e avevo il viso rigato di lacrime.
 
Lei si sedette, a pochi passi da me. Mi guardava, come se volesse trapassarmi il corpo con il suo sguardo. Sostenni il suo sguardo, fissandola in quei pozzi neri come la notte...
 
Si avvicinò, con in mano uno dei frutti che mi aveva rubato, e si mise a cavalcioni su di me. Bloccato dal suo peso e con le mani intrappolate ancora dai rampicanti, ero completamente immobilizzato. L'odore di bosco che emanava mi stordì, mi stordì la setosità della sua pelle. Non indossava altro che una fascia a coprire il seno e una attorno ai fianchi, le sue coscie poderose stringevano le mie gambe come una morsa. Ero inebriato e affascinato... il cuore mi batteva fino in gola. Ebbi quasi un mancamento, quando si tolse la fascia di pelle che le copriva il torace... ma... non ebbi il tempo di godermi a lungo il suo seno nudo, poiché utilizzò quell'indumento per bendarmi.
 
Protestai debolmente... ma lei si chinò verso di me e, posta la bocca vicino al mio orecchio, disse solo.
 
- "Dimentica gli occhi... dimentica che sei capace a vedere..."
 
Stavo cercando di capire cosa volesse dire... quando lei soffiò, sensualmente e dolcemente, dentro il mio orecchio... Sentii tutto il corpo scosso da una scarica elettrica e feci un balzo che per poco non mi slogai i polsi. Un'erezione, come non ne avevo mai avuta, premette contro i miei abiti, i suoi abiti, il suo corpo stretto contro il mio.
 
Soffiò ancora contro il mio orecchio, bisbigliando parole in una lingua che non capivo: sentii l'aria che mi mancava, volevo trattenermi, ma un gemito strozzato mi sfuggì dalla bocca. Al terzo soffio emisi un lungo gemito, boccheggiando...
 
La sentii allontanare la bocca dal mio orecchio e percepii che stava facendo qualcosa con le mani: un odore dolciastro e buonissimo si mescolo al suo selvatico, la combinazione mi mandò in estasi. Lei avvicinò quella cosa profumata ancora di più al mio naso... intuii fosse un pezzo di frutto rosso. Inalai quell'odore incredibile, ancora e ancora, completamente in confusione... Mi passò il pezzo di frutto sulle labbra, cercai allora di addentarlo, ma lei prontamente lo ritrasse. Iniziai allora a leccarmi le braccia avidamente, godendomi quel sapore celestiale... Andai in estasi...
 
Gemetti, quando lei passò ancora il frutto sulle mie labbra: me le leccai ancora... Quanti anni, quanti anni passati a odiare il cibo, a odiare il momento del pasto, a lottare contro il mio stomaco perennemente chiuso, a combattere per tenere dentro il cibo senza vomitarlo, a odiare i mal di stomaco e la cattiva digestione... Anni e anni di sofferenza, spazzate via in un secondo, da quel tocco delicato sulle mie labbra. Una fame enorme, sconfinata, bellissima, mi discese nelle viscere. Sentii i miei organi, il mio corpo intero esultare come mai prima di allora... sentii non di mangiare, ma di fare all'amore con quel cibo. Io amavo quel cibo... amore per il cibo... io... era impossibile, eppure stava accadendo.
 
Piansi... piansi di una gioia sciocca e stupida. Smettevo di piangere solo per leccarmi le labbra, poi ricominciavo... La donna selvaggia iniziò ad introdurre nella mia bocca piccoli pezzetti di quel frutto e ognuno di essi mi saziava, di cibo, ma soprattutto di amore... Succhiai avidamente le sue dita, mordicchiandole, lasciando che lentamente scivolassero fuori tra le mie labbra, dopo aver lasciato il loro piccolo dono...

 
La sentii avvicinarsi, poi la sua pelle morbida toccò le mie labbra... Indovinai che gocce del succo del frutto rosso le erano cadute addosso, allora iniziai a leccare la sua pelle, avidamente... La parte superiore del seno, le clavicole, il collo... la sentii ansimare... Le sue mani mi afferrarono la testa, stringendola contro di lei, mentre ormai fuori controllo, io leccavo e baciavo e mordevo la sua pelle...
 
Stelle di tutti i colori turbinavano nella mia testa, la sentii gridare parole sconosciute, poi qualcosa esplose in me, in noi. I nostri corpi si irrigidirono, mentre una pioggia di scintille esplodeva nella mia testa. Un orgasmo... sì... ma non il solito orgasmo, un orgasmo a livello degli organi sessuali. Fu un orgasmo del cuore, dello stomaco, della lingua, del naso, delle orecchie, dei polmoni... e andò avanti un tempo incalcolabile, salendo e scendendo di intensità. Era come essere attaccati alla corrente elettrica... e finché ogni cellula del mio corpo non ne fu bruciata, noi potei fermarmi...
 
Ci accasciammo infine... esausti... Non l'avevo toccata e lei non aveva quasi toccato me; non l'avevo penetrata, nessuno dei due aveva toccato i genitali dell'altro... Eppure mai come in quel momento, capivo il significato della frase "Fare l'amore". Ogni esperienza sessuale precedente... era solo un microscopica scintilla, a confronto di quell'incendio che mi aveva appena distrutto.
 
Lentamente si alzò da me, sudata e ansimante... mi tolse la benda, ma non aprii gli occhi. Ascoltai i suoi passi allontanarsi nella foresta, seguiti dal suo inebriante profumo di selvatico...

to be continued...

 

domenica 14 aprile 2013

Alla ricerca del tesoro nascosto - VI - La forza nascosta

- "E adesso..." chiesi "...adesso che faccio?"
- "Adesso..." rispose la voce "...è giunto il momento di combattere."
Mi venne quasi da ridere... stavo in piedi solo grazie al sostegno dell'albero a cui ero appoggiato.
- "Combattere... E con quali forze?"
- "Troverai le forze... oppure morirai..."
 
Beh... pensai... Allora sono morto...
   
Vi è mai capitato, magari da piccoli, di essere appesi con le mani? Al ramo di un albero, ad un sostegno dell'altalena, ad uno di quei giochi da parco giochi... Siete lì appesi e magari fate a gara con qualcuno su chi molla prima. Le vostre mani sono serrate, il vostro corpo a penzoloni e tenete duro finché potete... poi la vostra mente comincia a scalpitare, a bruciare, a lamentarsi. Registra i dolori del corpo... ma voi tenete duro. Vi dice "cosa diavolo ci fai qui appeso come un salame? ti stai facendo del male per una stupida gara. dai, molla tutto." E sono così invitanti quei pensieri e il corpo fa così male...
 
E poi arriva quel momento, il momento in cui superi quella soglia, quel limite... E lì hai due strade; o dai retta alla mente, che urla impazzita e ti ordina di mollare, oppure...
 
Oppure...
 
Non so bene cosa accadde... Ricordo la mia mente urlare impazzita, dal dolore, dalla paura, la terrificante vista delle Furie Nere che si avvicinavano per finirmi.
  
Semplicemente... osservai. Osservai me stesso, osservai la mia paura, la mia mente, il mio corpo, il mio respiro, il battito del mio cuore. Contemplai... un unico immenso momento, che divenne totale... E fu silenzio dentro di me. La folla di pensieri si diradò, la paura di ciò che sarebbe successo svanì, persino stanchezza e dolore si dissolsero. La mia mente si svuotò di ogni cosa e rimase... il nulla? Il vuoto? No... qualcosa c'era. Quando abbandoni tutto, non rimani senza nulla: quando la tua mente si svuota, non smetti di funzionare.
  
Rimane qualcosa, qualcosa di antico, qualcosa... che di cui non siamo consapevoli, in condizioni normali. Percepii con chiarezza ogni fibra del mio corpo, ogni cellula, ogni muscolo, ogni goccia di sangue. Senza l'ombra del pensiero, vidi attraverso me stesso e percepii... percepii qualcosa nascosto nelle mie profondità oscure. Era sepolto... sepolto sotto strati di giudizi, condizionamenti, educazione, razionalità, pensieri... Questi formavano un luogo in cui non ero mai stato prima: un luogo, pieno di fumo nero e spesso, buio...
 
Quel luogo era sempre stato dentro di me, ma fino ad allora non vi ero mai stato: è come la cantina buia, in cui da piccoli si ha paura di scendere. Ti chiedi cosa possa contenere, quale strano essere si celi: così, aprii la porta della mia cantina, la luce entrò, l'aria entrò... e cominciò a spazzare via il fumo.
 
Allora cominciai ad intravvedere qualcosa... Niente più di un'ombra grande e maestosa, che si muoveva. E più il fumo si diradava, più la visione diveniva chiara: vidi catene... vidi una massa di muscoli, coperti da fitto pelo nero, vidi un collo possente, vidi grandi corna bianche, dalla punta nera...
 
Rimasi là, a bocca aperta, nel fissare un toro, nero, gigantesco, lucente! Era bloccato dalle catene, ma si dimenava "ruggendo" davanti a me... Ruggiva, sì! Non so a quanti è capitato di vedere un toro infuriato: il suono che emette... è un vero e proprio ruggito!
 
Ruggiva il toro, e scalpitava, ma collo e zampe erano bloccate dalle catene.
 
Mi avvicinai e quello mi fissò, con gli occhi furibondi: non era infuriato con me, ma con le catene che lo intrappolavano. Allungai la mano e accarezzai il pelo liscio del suo muso, sentii il fiato caldo del suo respiro, il pulsare del suo potentissimo cuore, all'unisono col mio. Sentii le catene, le percepii attorno al mio collo, attorno ai miei polsi, alle mie caviglie... percepii tutta la rabbia di essere intrappolato in quel luogo nascosto!
 
E allora tirai... e tirai! Scuotendo le catene! Tirai e tirai! Ruggendo e ringhiando! Un bullone saltò, un anello si aprì e liberai una zampa. Raspai la terra, soffiando, sentendo la forza crescere in me! E un'altra catena si infranse... Uno ad uno, potevo sentire gli anelli allungarsi, torcersi e poi spezzarsi, sotto la spinta inarrestabile della mia energia! Un'altra catena si infranse e allora, potei alzare la testa...
 
Le Furie Nere erano di fronte a me e partirono all'attacco. E scattai anch'io! Le catene rimaste esplosero, schegge di ferro volarono ovunque, con uno schianto e la mia forza, ormai libera, si scatenò in tutta la sua potenza! Corpo contro corpo, impattai contro la prima Furia nera che mi aveva assalito: sentii chiaramente il mio osso frontale affondare nel petto della belva, la sentii piegarsi nell'urto, sentii il verso spezzato che emise, prima che rimbalzasse indietro e si sfracellasse contro l'albero che aveva alle spalle.
 
Piegai il mio corpo nero e possente verso sinistra, un movimento fluido, elegante, potente... Il mio corno sinistro trapassò di netto il corpo della seconda bestia; percepii chiaramente il suo sangue colare sul mio volto, mentre esalava l'ultimo respiro.
 
La terza Furia mi aggredì alle spalle, si aggrappò al mio dorso, piantandomi le unghie nella carne! Non percepii il dolore... ma solo una nuova sferzata di energia! Ruotai, con un movimento secco, verso l'albero che fino ad allora mi aveva sostenuto: la bestia finì nel mezzo...
 
Solo allora mi fermai. Il rombo del mio cuore mi martellava nelle orecchie; le mie narici soffiavano poderose; il mio intero corpo gridava VITAAA! Alzai la testa al cielo e gridai... e un suono profondo, vibrante, uscì direttamente dal mio petto! E il mio grido riverberò per tutta la vallata!
 
- "Incredibile, vero?" Mi disse la voce nella mia testa.
- "Come... come è possibile?" Chiesi io, ancora stordito.
- "La verità, è che quando la mente ti dice che sei arrivato alla fine, che non ce la puoi più fare, non hai neppure intaccato le tue vere forze. Per raggiungere qualla forza nascosta, devi superare la barriera che la mente ti mette davanti. Le paure, i "se", i "ma", i "forse", i "non farlo", i "è una pazzia", i "è impossibile" formano un muro, una cortina fumogena, che ti impedisce di vedere chi sei davvero."
- "Ero certo... che sarei morto..."
- "Infatti sei morto. E solo lasciando morire ciò che pensavi di essere, sei potuto rinascere, come ciò che sei davvero! Solo lasciando morire quella parte di te che credevi piccola, debole, inadeguata, ti sei concesso di diventare quell'essere potente e splendido, che hai sempre saputo di essere..."

to be continued...


lunedì 8 aprile 2013

Joker is back!

L'avete notata l'immagine del mio ultimo post?
L'avete guardata bene? Un corpo, avvolto dall'energia, sprigionante energia, fatto di energia, con le braccia alzate al cielo... Mai immagine fu più profetica... come facessi a sapere che sarebbe stato esattamente quello che sarebbe successo, non lo so davvero.
Ho scoperto una cosa... in questi giorni. Quando la mente mi chiede pietà, quando la mia testa mi dice "Basta! Non ce la faccio più!", ecco, in quel momento, ho appena scolpito la riserva di forza e di energia che c'è in me... 
 
Ho superato il limite, ho superato quel confine, quando ogni cellula cerebrale che ho mi urlava "Fermati!" io ho accelerato, ho dato, dato, dato, dato, dato, ho visto il muro della morte di fronte a me e l'ho sfondato a testa bassa. E come un jet supersonico quando supera il muro del suono, ho sentito un "bang"... Una luce si è accesa in me, una luce immensa quanto l'universo intero, potente come l'esplosione di una supernovae!
   
Ogni cosa ai miei occhi sembrava perduta, ogni pensiero mi parlava di fine, di sconfitta, di pena e disperazione... ma quando ho superato quel confine, quella barriera che credevo mi avrebbe ucciso... ecco che è accaduto l'incredibile.
  
Sono giunto in un luogo privo di ogni pensiero, privo di passato, privo di futuro, privo di concetti, privo di ragionamenti... un luogo di esistenza pura, di percezione pura. Ero una stella, con un cuore pulsante e rovente a milioni di gradi, un centro di calore, potenza e grandezza, tale da spazzare via ogni cosa che oscurasse il mio essere!! Ero consapevole di ogni singola cellula del mio corpo!!
  
Io sono!
IO SONO!