giovedì 5 luglio 2012

Il mio valore

E' davvero immenso il mondo...
Luoghi meravigliosi e lontani, animali, popoli, lingue, nazioni, culture, montagne, deserti, foreste, città, mari, laghi: solo a voler citare ogni cosa, questo post si allungherebbe ogni oltre limite.

Troppo, troppo grande per essere contenuto in una mente umana: anche volendo viaggiare tutta la vita, non si riuscirebbe a cogliere neppure una minima parte di tutto lo scibile. Sarebbe come cercare di svuotare un oceano, neppure con un cucchiaio, ma con un contagocce.

E poi, se il mondo non bastasse, basterebbe alzare gli occhi verso il cielo e far perdere il proprio sguardo nelle immensità siderali...

E noi, piccoli e miseri, di fronte a questa immensità colossale. Quanto valgo io, piccolo e misero essere umano, puntino invisibile sulla faccia di un mondo, che è un puntino invisibile di un sistema solare, che è un puntino invisibile in una galassia, che è un puntino invisibile nell'universo?

Cosa sono 100 anni, una lunga vita per un essere umano, di fronte a miliardi e miliardi di anni dell'universo?

Qualcuno mi dice che mi faccio prendere da troppi pensieri. Mi si dice spesso che non dovrei farmi tormentare da certi stupidi ragionamenti. Che dovrei tenere i piedi a terra e la mente sulle cose concrete. Troppo spesso i miei occhi vagano all'orizzonte, al cielo, sempre a voler riempire la mia mente col contagocce, dall'oceano infinito di ciò che mi circonda.

E io... osservo queste persone così terrene, così piantate nella loro realtà: realtà che pare loro immensa, l'unica cosa esistente, tanto che sono del tutto inconsapevoli dell'enormità che li circonda. Esiste solo ciò che si vede e questo da una diversa scala di priorità.

Chi crede che la sua casa sia tutto il proprio mondo, un solo mobile acquisisce un'importanza enorme. Chi crede che una persona sia tutto il suo mondo, darà un valore immenso ad ogni suo gesto e parola.

Non è sbagliato questo, non è una critica la mia, anzi. Invidio queste persone, che hanno chiaro nella loro mente cosa è davvero importante e cosa è superfluo. Io, semplicemente, non ci riesco.

Per me sognare è come il cibo. Non posso farne a meno. Non solo: oltre a non poterne fare a meno, mi piace variare, sognare cose sempre diverse. Si dice che per mangiare bene, bisogna mangiare un po' di tutto. Ecco, io applico ai miei sogni lo stesso principio: per essere soddisfatto, devo sognare un po' di tutto. Per essere felice, voglio provare un po' di tutto...

Ahimé, qualcosa lo dovrò trascurare, perché tutto non si può fare... non si riesce.
Eppure, penso anche che questo sia un bene: perché se vivessimo all'infinito, senza limiti da superare, senza scelte da fare, allora nulla avrebbe più valore. Proprio il fatto di dover scegliere, di dover combattere, di dover rinunciare a volte... da valore a ciò che facciamo.

Sognare, sentire, amare me stesso, essere ciò che sono, da valore a ciò che sono.

mercoledì 20 giugno 2012

Il potere di scegliere

Ogni tanto me lo chiedo... cosa ci faccio io qui?

Mi è capitato in questi giorni, di avere a che fare con un certo numero di persone che hanno suscitato in me una grande ammirazione.
Persone con un'energia che sembra infinita, un'intelligenza straordinaria e soprattutto voglia, una voglia di fare e realizzare immensa, quasi abbagliante.

Mille progetti, mille idee, il fare, il realizzare che io tanto cerco e non trovo. Mi sento davvero umile di fronte a queste persone, che senza blog, senza fanfare, senza tanti giri mentali, semplicemente si sono rimboccate le maniche e hanno fatto. Magari sbagliando e poi cambiando strada, magari inciampando. E hanno sempre continuato, con tutto l'impegno e la volontà, senza mai arrendersi. Con tenacia si sono rialzati, hanno curato le loro ferite e hanno proseguito imperterriti sulla strada che si erano prefissi. Senza gridare contro Dio per le loro sfortune, hanno imposto la loro volontà ai colpi avversi della sorte. Senza mai pensare alla fatica, hanno lavorato fino a consumarsi, determinati a raggiungere il proprio scopo.

Così, com'è nella mia natura, mi sono interrogato. E io?
Ho realizzato alcune cose nella mia vita, ma nessuna mi ha dato vera felicità. Soddisfazione sì, tanta, per aver raggiunto obiettivi difficili: sacrifici sì, ma mai davvero "miei"...
Ho sempre un po' piegato le mie ambizioni a ciò che magari gli altri si aspettavano da me?
Ho voluto raggiungere certe cose solo per dimostrare agli altri di sapercela fare? Per essere ammirato?

Se è stato così è andata male: ognuno ha i propri fatti a cui pensare e di certo non si sono messi ad adorare me per i miei piccoli successi, così come io non ho adorato gli altri per i loro piccoli e grandi successi...

E allora? Quali sono davvero le sfide che dovrei cercare? Qual'è il mio scopo in questa vita? Che cosa ci faccio io qui?

A volte ho bisogno di pensare che un qualche Dio mi abbia messo al mondo per uno scopo: un qualcosa che io dovrei realizzare nella mia vita. Ma se è così, qual'è questo scopo? Perché Dio non me lo rivela chiaramente?

E se invece non fosse così? Magari non vi è alcuno scopo nella vita. Nasciamo con certe capacità, certe opportunità... e noi possiamo farne quello che vogliamo.
Forse è così: nessuno scopo, nessun obiettivo. Scegliere.
Scegliere... scegliere... ecco la vera libertà. La libertà più grande che solo l'essere umano ha tra tutti gli animali. Autodeterminarsi. Scegliere cosa fare con ciò che la vita ci ha dato. Combattere e lavorare fino ad esaurirsi per creare qualcosa, distruggere, amare, odiare, oppure non fare assolutamente nulla...

Fa paura questa libertà... fa paura perché non pone alcuna intelligenza superiore alla nostra guida. Siamo noi responsabili, siamo noi a decidere, siamo noi a creare il nostro mondo. Secondo le nostre scelte.
Scelte... scelte... Siamo noi a decidere cosa è bene o cosa è male, noi a decidere quale strada seguire.

Noi abbiamo il potere.

Abbiamo in mano una nave e dobbiamo scegliere la rotta. Possiamo decidere di andare contro vento e contro corrente, oppure lasciarci andare alla deriva o seguire altre navi...

Abbiamo la responsabilità delle nostre scelte, ma ne abbiamo anche i meriti.

Scegliere. Questa è la nostra condanna. Scegliere. Questo è il nostro potere.



sabato 9 giugno 2012

Coltivare l'amore

Ieri ho trovato, sul balcone di casa, alcuni vasi dimenticati.
I fiori che vi erano piantati, erano ormai morti, secchi, inesistenti... La cosa ancora più triste, è che non vi era più niente che si potesse fare per rianimarli, per farli riprendere, per renderli ancora verdi e farli sbocciare in primavera.

Un pensiero ha preso forma nella mia mente. L'amore, in particolare le relazioni, sono come le piante.

Due persone si incontrano, qualcosa scatta e inizia una relazione: di amore, di amicizia, di lavoro perfino...
In quel momento, è come se queste due persone, insieme, mettessero un seme nella terra di un piccolo vaso. Un seme di cosa? Non si sa... può essere un geranio, una rosa, un qualunque fiore o anche solo del basilico. Questo perché ognuno di noi è diverso da chiunque altro e nutre i suoi sentimenti, la sua essenza, in modi diversi.

E come semi di piante diverse, che hanno bisogno di più o meno luce, di più o meno acqua, di temperature più o meno alte ecc, ecc, così anche l'amore, il seme piantato da quelle due persone, ha bisogno di essere coltivato nel modo giusto. Terra, acqua, sole, nel modo giusto a seconda del tipo di seme.

Non coltivertemmo mai una peonia allo stesso modo di una rosa, né il rosmarino allo stesso modo del basilico. Quando scegliamo quale pianta mettere nel nostro vaso, dobbiamo essere ben consapevoli di quali cose essa avrà bisogno.

Si potranno commettere errori a volte, mettere troppa acqua o troppo poca, sbagliare il concime, oppure lasciare il vaso senza protezione durante un temporale. Poco male... gli errori si superano e, con le giuste cure, la nostra pianta ce li perdonerà, rifiorendo più verde e bella che mai.

Quello che davvero una pianta non può superare, ciò che davvero quel fiore che rappresenta i nostri sentimenti non può tollerare, è l'abbandono... Nessuna pianta, nessun fiore in nessun vaso sopravvive se non viene curato.

Amare è impegnativo, come coltivare. L'amore non è un giocattolo, non è di plastica. Non si può imballare e tirare fuori l'anno prossimo. Va coltivato, curato, bagnato, nutrito. Ogni giorno...

Un amore trascurato, dimenticato, farà la fine di quelle piante, di quei vasi ormai vuoti e privi di valore.
Cadavere di ciò che un tempo era uno splendido fiore profumato e brillante di rugiada. E non vi sarà più nulla in grado di farlo rivivere...

Ciò che è bello e puro è anche fragile e impegnativo: va protetto, va difeso ogni giorno.


sabato 2 giugno 2012

Un altro mondo

Sì, sono sempre insoddisfatto: è una costante della mia vita da quando sono nato.
Se fossi religioso direi che sto cercando Dio e non lo trovo e questa assenza mi fa stare male.
E' vero... a livello di vita "normale" ho tantissimo, forse più di quanto merito.

Eppure, sento sempre un grande vuoto... come se fossi alla ricerca di qualcosa che neppure io capisco. E' come se una parte di me mi fosse stata strappata via prima della nascita e, non so cosa sia questa cosa, ma mi fa stare male. E dalla nascita cerco questa cosa che non so cosa sia... E' come un sogno, che si sa di aver fatto ma che non si ricorda. Oppure è come se stessi sognando adesso e cercassi di svegliarmi: aspetto di svegliarmi da un momento all'altro e non ci riesco. Tutto è irreale...

O forse sono solo un cretino, che dovrebbe godere di quello che ha. Tante tante volte me lo sono detto: e infatti non ho mai seguito troppo questa sensazione. Ho sempre studiato, lavorato, mi sono preso cura di tutte le persone che ho intorno, non ho mai infranto le regole di questo mondo che non è il mio... E mi sono ripetuto fino alla nausea che non c'è nulla da cercare, oltre a tutto ciò. La faccia luminosa del Joker, la parte di me che vorrebbe seguire la corrente.

Eppure, mi scopro a scrutare l'orizzonte, alla ricerca di quel qualcosa. Un qualcosa che cerco da tutta la vita, ma che non so cosa sia...

Ognuno ha la sua condanna. Questa è la mia.

Vorrei tanto sentire che quello che faccio è reale. Non solo un sogno di qualcun altro. Riuscire davvero a sentire quella energia dentro, di quando fai qualcosa che veramente ti fa esprimere.

E però, si deve almeno provare a cercare quella cosa... Forse non la troverò, però non è peggio dirsi di non aver nemmeno provato?

Vorrei solo sapere cosa cercare: sapessi almeno questo, sarei già molto avanti.
Ormai ho superato la fase di cercare le risposte: ora mi accontenterei di conoscere la giusta domanda.

Tutta la vita ho desiderato poter esprimere me stesso, ma poi mi sono sempre dovuto occupare di qualcos'altro e mettere in secondo piano i miei desideri. Forse è il mio destino, chi può dirlo...

So che io da sempre, fin da ché ho ricordi, ho sempre saputo di essere nel posto sbagliato: ne ho l'assoluta certezza. Io non dovevo essere qui, nascere qui, vivere in questo mondo. Sono uno straniero, che si adatta alle regole degli altri per sopravvivere, ma non le capisco e non le capirò mai.

Provengo da un altro luogo diverso, questo mondo non è il mio...

Forse per questo mi è sempre piaciuto così tanto leggere, sognare, scrivere, immaginare storie e mondi lontani. Sono convinto che in essi riconosco il mio mondo vero. Questo in cui vivo è un mondo finto, che non mi appartiene...

Altrimenti come spiegarlo? A volte soffro una solitudine senza fine e mi sento così distante da tutto e da tutti, come se stessi osservando un brutto film...

E' stato per reagire a tutto questo che è nato il Joker: il lato luminoso non bastava più e così ne ho creato uno oscuro.
Due forze, una che mi costringe a vivere nel mondo "reale", l'altra che mi sospinge verso il mistero.

Due forze eguali e opposte, che hanno infine spezzato in due il mio volto e il mio destino.

Un giorno queste due parti si uniranno?

Finirà la guerra che mi logora?
 


lunedì 7 maggio 2012

La voce che grida nel deserto

Grido... grido a tutti polmoni. Eppure nessun suono esce da me.
Mai nella mia vita sono stato capace di far uscire ciò che ho dentro. L'ho sempre trattenuto, incatenato, soffocato...

E non è tutta colpa mia: ogni tanto ci provo a far uscire qualcosa da me, a comunicare... Ma mi sembra di essere solo, in mezzo ad un deserto sconfinato. Nessuno ode le mie parole...
Sento di avere qualcosa di importante da dire, ma solo per me è importante. Così mi ritrovo a masticare in bocca quelle parole, per me così importanti, perché tanto nessuno le vuole sentire.

Restano così, in me, ad alimentare la Bestia... il volto oscuro del Joker...

Eppure deve essere proprio questo dolore: questo sentirsi abbandonati... abbandonarsi, lasciar andare. Recidere ogni legame.

E' patetico e stupido, attendere una risposta dagli altri. Supplicare uno sguardo, cinque minuti di attenzione, come se io avessi bisogno di cibo e fosse alla pietà degli altri darmene un poco. Come se gli altri fossero potenti signori e io fossi il Joker, che deve ballare per farli ridere e avere i resti della cena...

No!

Non elemosinerò nulla da nessuno...

La grande lezione della vita: sapermi nutrire da solo, saper espandere la mia anima, renderla luminosa, senza chiedere luce ad altri.

Solo così potrò amare... perché come potrò amare persone a cui devo "chiedere"? Come potrò amare persone di cui ho "bisogno"? Solo libero e selvaggio potrò amare davvero.

Non si deve cercare di chiedere alla vita, né di strapparle qualcosa. La vita va cavalcata, come un'onda selvaggia. Alla vita bisogna donare e donarsi: lasciarla andare e lasciarsi andare...

Dimenticare ciò che ci fa stare male, il bisogno che abbiamo di non essere soli e seguire il vento che ci trasporta...



Ho sempre amato il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio... (Antoine de Saint-Exupéry)

La bestia dentro

Nei giorni scorsi, ho avuto una brutta sensazione.

Qualcosa, un essere, una forza, una coscienza sta crescendo dentro di me: è come qualcosa che preme nel petto dall'interno, urla, lotta per venire fuori, ma ancora non trova la strada. Un Alien, un mostro che ha iniziato a mordere le catene che lo intrappolanavano...

Riuscirò a tenerlo dentro?

Questo mostro viene alimentato, cresce, quando sente che la sua voce non è udita. Al principio era una creatura buona e dolce: desiderosa solo di amore e calore.
Ma quando gli altri lo hanno visto, lo hanno bastonato: quando gli altri lo hanno visto, lo hanno chiamato mostro.

Si comportava contro la morale comune, seguiva regole non conformi alla buona educazione, era un pericolo per la stabilità... e così venne picchiato, venne deriso, venne isolato. Nessuno ascoltava le sue parole, nessuno capiva il suo bisogno di amore...

E così il cucciolo si nascose: se farsi vedere equivaleva a farsi bastonare e rischiare la vita, tanto valeva sparire. Mostrare ciò che gli altri volevano vedere, essere ciò che gli altri volevano che fosse.

Il cucciolo però è sempre là, non è morto: è solo in catene, prigioniero. E come un cane dolcissimo, messo alla catena, affamato e bastonato... il cucciolo è diventato cattivo. E' diventato aggressivo...

Morde le catene, vuole liberarsi: meglio la prigionia in pace, nella società o la solitudine in guerra con il mondo?

La prima l'abbiamo sperimentata...
ora proviamo la seconda!!





Vegetariano

E alla fine ho deciso: non mangerò più carne.
Non è una decisione presa per motivi etici, religiosi... è una scelta che neppure io mi spiego. Semplicemente, la sento. Mi viene da dentro come un urlo, una richiesta non mia, ma che devo seguire...