Il primo amico a 4 zampe di cui ho memoria è Bill.
Nascemmo lo stesso giorno, io e lui: sua mamma era la grossa cagna gialla del nostro vicino di casa e i miei genitori, che stavano aprendo la loro azienda agricola, cercavano un cane da pastore. Quel piccolo mostriciattolo uggiolante, gli sembrò un dono dal cielo: sì, anche per il cane furono contenti.
Ricordo il suo odore... Mi raccontano che Bill veniva a dormire vicino alla mia culla: avevamo due mesi, lui già correva e saltellava, io me la facevo addosso, frignavo e poppavo. Appena cominciai a gattonare e poi a camminare, io e Bill diventammo inseparabili.
Dormivo con la testa appoggiata alla sua pancia: gliela grattavo e lui si rotolava felice, ridendo. Sì, rideva proprio e muoveva freneticamente tutte le zampe. Aveva la forza di un trattore: ricordo che quando era inverno, trascinava la slitta con me e mia sorella sopra, in mezzo alla neve fresca, in salita.
Ricordo che quando voleva, mi azzannava i pantaloni, all'altezza del sedere: aveva una precisione chirurgica, nel prendere solo la stoffa e non la mia pelle, tanto che mia nonna dovette pensare ad una toppa apposita, perché almeno fino ai 3 anni, riusciva a sollevarmi di peso e spostarmi.
Potevo essere certo, che quando stavo per combinarne una, lui accorreva a impedirmi di cacciarmi in qualche guaio: ad un genitore si può disubbidire, provate a disubbidire ad un cane giallo grosso il doppio di voi che vi mostra 5 centimetri di denti aguzzi, ringhiando!
Un essere umano si stufa, si distrae, pensa ad altro: un cane no... Un cane è "totale": quando Bill era con me, era davvero con me. Magari poteva far finta di sonnecchiare, grattarsi o fare la pipì da qualche parte per segnare il territorio: ma percepiva ogni cosa...
Me ne resi conto quando cominciai ad andare al pascolo con lui: i miei avevano aperto la loro stalla. Bill c'era e nessuna mucca poteva sfuggire ai suoi sensi acuti e sperare di fare la furba. Le mucche aumentarono, 10, 20, 30... nel giro di qualche anno. Bill c'era...
Crescemmo insieme e quando fui in grado di leggere, capire, osservare il mondo e le persone... mi resi conto di una cosa: nessuno, nessun poeta, nessuno scrittore, nessun Romeo e nessuna Giulietta, è in grado di amare come può amare un cane.
Se sono i sentimenti a renderci umani, possiamo essere certi che i cani sono molto più umani di noi: mai, in tutta la mia vita, in nessun essere umano, ho visto un simile amore, così totale, così ovvio dal suo punto di vista. Ero triste e lui era lì a farmi gli scherzi per tirarmi su di morale: andavo a scuola, ma preciso come un orologio, lui era lì ad attendermi quando tornavo e non saltò mai un solo giorno. Potevo magari ignorarlo o perfino trattarlo male, perché ero nella prima adolescenza ed ero sostanzialmente una testa di cazzo: ma bastava un fischio e lui arrivava come se nulla fosse successo.
Perfino quando intorno ai 14 anni si ammalò, scodinzolava felice e si veniva a strofinare, come se l'unica cosa importante per lui, fosse la mia presenza. C'erano anche altri cani nel frattempo: Boby, un altro mio grande amico e Fido, che era ancora cucciolo. Ricordo come fido giocasse, mordicchiasse, tormentasse Bill tutto il giorno e di come lui fosse paziente, con quel piccolo cucciolo irritante.
La malattia peggiorò, gli prese i reni e le zampe posteriori: era venuto quel momento... in cui si deve scegliere tra l'eutanasia o l'accanimento terapeutico. Il veterinario fu categorico: stava soffrendo inutilmente. Ci accordammo per il giorno successivo.
Passai da lui quella sera, prima di andare a letto. Lo accarezzai e gli grattai la pancia: lui scodinzolò felice. Gli parlai a lungo, piangendo: lo ringrazai di tutto, gli dissi quanto era stato bello averlo come amico, che era stato il migliore amico che potessi avere. Gli dissi che non doveva avere paura... ma lui non l'aveva, ero io quello che aveva paura.
Il mattino successivo arrivò il veterinario: volevo essere con lui, così lo accompagnai. Entrai nella cuccia di Bill e lo accarezzai, ma lui non scodinzolò... Era fermo, immobile: se n'era andato in grande stile, da solo, come se avesse capito che ormai era giunto il suo momento.
Ancora oggi, a 16 anni dalla sua morte, ogni tanto ci ricordiamo di lui.
- "Vi ricordate quando veniva a sdraiarsi sotto il tavolo: durante il pranzo era il suo posto e tu gli davi il cibo di nascosto."
- "Vi ricordate quando veniva a sdraiarsi sotto il tavolo: durante il pranzo era il suo posto e tu gli davi il cibo di nascosto."
- "Vi ricordate quella volta che è caduto nel canale?" (mica solo io eh) "Non lo avesse riacciuffato papà per il collare... era un cucciolo."
- "Sì e quella volta che quella mucca era scappata: non sapevamo proprio dove fosse finita. Fu Bill a trovarla e riportarla a casa, tutto da solo."
- "E' stato proprio un grande amico."
Sì, lo è stato...



