Io voglio.
Voglio tante cose. In genere voglio quello che non ho.
Quando ho quello che voglio, sono felice: quando non ho quello che voglio... in genere lo voglio di più.
Succede così di diventare ossessionati: sono stato ossessionato molte volte, ma sempre da quello che non avevo, non posso essere ossessionato da quello che ho. L'ossessione però è subdola e, quando ho qualcosa che mi rende felice, ecco che mi ossessiona il pensiero di perdere quella cosa.
Insomma, l'ossessione non è mai rivolta verso qualcosa di reale: per questo è così stupida. E' una sensazione di pancia, emozionale, irrazionale... ciò non toglie che sia stupida. Sono spesso ossessionato dal momento della mia morte: lo so che è stupido e lo sapeva anche Epicuro.
"La morte,
il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi
viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla
né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più."
E lo stesso vale per ogni ossessione: siamo ossessionati da qualcosa che non esiste. L'ossessione è sempre illusione. Bello, figo, la teoria non fa una piega. Una cosa è dirlo... un'altra è sentirlo. Dire a qualcuno "Non devi essere ossessionato da..." è un po' come dirgli "Non pensare ad un elefante rosa." L'avete visto vero, l'elefante rosa: ho scoperto che non devo drogarmi per vederlo.
Ma che cosa provoca l'ossessione? L'ossessione è provocata dal desiderio. Un giorno mi sveglio e mi rendo conto di volere qualcosa... e quel qualcosa diventa, nella mia pancia, qualcosa in grado di rendermi felice. Non solo: l'assenza dell'oggetto del desiderio, è qualcosa in grado di rendermi infelice e questo è molto peggio... Sì, perché se associo una persona, un oggetto, un'esperienza, qualunque cosa alla mia felicità, l'assenza di quella tal cosa significa anche assenza della mia felicità.
Ho appena dato a qualcuno fuori di me, il controllo del mio stato d'animo.
C'è chi pone rimedio a ciò, lavorando intensamente per non avere desideri. E magari, purtroppo per lui, ci riesce perfino. Io ci ho provato, ho lavorato intensamente per non avere desideri... per fortuna non ce l'ho fatta.
Non c'è scampo, non ci sono ricette: desiderare, volere, significa esporsi al rischio di soffrire. Non c'è meditazione, trucco, medicina per questo. Voglio quella donna, quella donna dice "No" e io soffro: soffro perché la voglio. Ho fatto molte volte la cosa inversa: voglio quella donna, ma per paura della figuraccia, non dico nulla e me lo tengo. Tutti in coro, forza: "No! E' sbagliato! Bisogna osare! Bisogna buttarsi! Bla bla!"
Gran bel coro di cazzate: facciamo quello che ci sentiamo di fare. Se voglio qualcosa, ma non mi sbatto per averla... vuol dire che, o non la voglio davvero, oppure non sono pronto per averla. Ho visto troppe persone, spinte dalla necessità di fare, avere, conquistare a tutti i costi, che non hanno rispetto né per sé stesse, né per gli altri: ne vedo una ogni volta che mi guardo allo specchio... Si possono fare danni... Il grande dono dell'essere umano è scegliere: se seguissi ogni voglia e ogni istinto, dove starebbe questo grande dono? Io scelgo: sì è sì, no è no, forse è forse. Autodeterminazione.
E la felicità? Grande mistero umano. Riconoscere ciò che mi fa felice, felice davvero, è difficile. Vedere ciò che mi renderà felice, ma dopo un bel po' di merda, botte e sofferenza, ancora più difficile. E dopo sangue, botte e merda, raggiunta l'agognata felicità... so già che durerà poco. Sì, perché ho un animo mutevole, continuamente in trasformazione. Essere costante in qualcosa mi è davvero arduo.
Disciplina: ci va una gran disciplina. Non voglio correre dietro ad ogni "voglia momentanea", come una banderuola nel vento. Non giudico chi sceglie di farlo, ma io ho "scelto" diversamente. Non mi sento di autodeterminarmi, se corro dietro a tutti i pensieri che mi attraversano, come una banderuola sbatacchiata dal vento.
E allora? Allora quello che ho scelto di fare è darmi una direzione. Una direzione che mi porti dove penso che sarò felice? No, assolutamente. Ho scelto di essere felice comunque, ma di battermi per avere ciò che desidero. Sì, perché ho deciso che non legherò la mia felicità a qualcosa che non c'è. E ho scelto che non rinuncerò ai miei desideri: ne ho molti, troppi, alcuni decisamente bizzarri... so già che tutti non li potrò soddisfare. E soffrirò per questo, so già che ne soffrirò... ma lo accetto.
Non è una ricetta per la felicità: la felicità, alla fine, è solo una scelta.





