Abbiamo 2 certezze:
1 - siamo nati, questo è ovvio. Siamo qui e da qualche parte siamo arrivati.
2 - ce ne andremo, prima o poi. Siano anni, lustri, decenni o secoli, non staremo qui per sempre.
Un diario, bianco, immacolato: quando nasciamo, ci viene data in mano una penna. Nei primi anni forse altre persone scrivono per noi, in certa parte: genitori, insegnanti... e hanno una grande influenza. Poi prendiamo la noi la penna... e abbiamo tante pagine bianche da riempire...
Ho passato tanti tanti anni a chiedermi quale fosse il mio scopo, quale fosse il senso della mia vita: quali obiettivi Dio, la Grande Volontà del Grande Universo (grazie Excel Saga), la vita, il destino mi avessero "chiesto" di raggiungere. Sono sempre rimasto senza risposte...
Finché un giorno, mentre ero sul treno e come ogni giorno scrivevo sul mio diario del più e del meno... un mio vicino di viaggio mi chiese: "Ti vedo sempre che scrivi scrivi: cosa scrivi? Le tue memorie?"
Di getto risposi: "Scrivo quello che voglio; ogni cosa che mi passi per la testa. Questo è il mio piccolo spazio, dove posso dare libero sfogo a tutto ciò che sono; non ci sono regole, né obiettivi. La pagina è bianca e chiede solo di essere riempita..."
Mi bloccai di colpo, con la penna a mezz'aria: la bocca ancora aperta nella "a" della sillaba "...ita". Pagina bianca, da riempire come voglio...
E se anche la vita fosse così? Non c'è nessuno scopo, nessun destino, nessuna forza misteriosa a muovere i fili. Mi viene data carta bianca, penna... riempio le pagine come meglio posso. E ciò che scrivo, proprio come un diario, dipende da come sto, dall'ambiente circostante, dalla vita, dalla fortuna/sfortuna, da chi sono...
Forse non sono stato mandato qui con un disegno, uno scopo: sono nato e morirò, inzio e fine. In mezzo... sta a me, solo a me. Vedendola da questo punto di vista, sembra perfino stupido chiedermi il perché sono qui: sono qui per essere, la vita mi è stata donata, come mi è stato donato il mio diario. Un dono da usare come voglio...
Posso affannarmi, decidere io il mio scopo, oppure fregarmene, perfino bruciare il mio diario e la mia vita. Nessuno me lo può impedire... Vorrei scrivere il grande romanzo della mia vita: "Era una notte buia e tempestosa", oppure "C'era una volta, tanto tempo fa..." e concludere con un bel "E tutti vissero felici e contenti."... ma no, la vita non è una storia. Non è un romanzo. Un romanzo, una storia, trasmettono un messaggio, hanno uno scopo, un inizio, uno svolgimento che porta alla conclusione. No, la vita non è così.
La vita è proprio come un diario: ha certo inizio, ma lo svolgimento non è ordinato. Ogni giorno cambia, muta, è confuso, non si sa bene dove possa andare a parare e di fatto non va a parare da nessuna parte. Non trasmette un messaggio, non uno solo, ne trasmette molti. Non ha una vera conclusione, procede fino all'ultima pagina... e si spegne così... senza finali mozzafiato o grandi colpi di scena.
E' così... pagine scure piene di segni sono alle mie spalle... pagine vuote che attendono solo il mio tratto sono di fronte a me. Nessun Dio e nessuna volontà... solo la vita, le mie scelte e la mia mano libera di correre...
Ho passato tanti tanti anni a chiedermi quale fosse il mio scopo, quale fosse il senso della mia vita: quali obiettivi Dio, la Grande Volontà del Grande Universo (grazie Excel Saga), la vita, il destino mi avessero "chiesto" di raggiungere. Sono sempre rimasto senza risposte...
Finché un giorno, mentre ero sul treno e come ogni giorno scrivevo sul mio diario del più e del meno... un mio vicino di viaggio mi chiese: "Ti vedo sempre che scrivi scrivi: cosa scrivi? Le tue memorie?"
Di getto risposi: "Scrivo quello che voglio; ogni cosa che mi passi per la testa. Questo è il mio piccolo spazio, dove posso dare libero sfogo a tutto ciò che sono; non ci sono regole, né obiettivi. La pagina è bianca e chiede solo di essere riempita..."
Mi bloccai di colpo, con la penna a mezz'aria: la bocca ancora aperta nella "a" della sillaba "...ita". Pagina bianca, da riempire come voglio...
E se anche la vita fosse così? Non c'è nessuno scopo, nessun destino, nessuna forza misteriosa a muovere i fili. Mi viene data carta bianca, penna... riempio le pagine come meglio posso. E ciò che scrivo, proprio come un diario, dipende da come sto, dall'ambiente circostante, dalla vita, dalla fortuna/sfortuna, da chi sono...
Forse non sono stato mandato qui con un disegno, uno scopo: sono nato e morirò, inzio e fine. In mezzo... sta a me, solo a me. Vedendola da questo punto di vista, sembra perfino stupido chiedermi il perché sono qui: sono qui per essere, la vita mi è stata donata, come mi è stato donato il mio diario. Un dono da usare come voglio...
Posso affannarmi, decidere io il mio scopo, oppure fregarmene, perfino bruciare il mio diario e la mia vita. Nessuno me lo può impedire... Vorrei scrivere il grande romanzo della mia vita: "Era una notte buia e tempestosa", oppure "C'era una volta, tanto tempo fa..." e concludere con un bel "E tutti vissero felici e contenti."... ma no, la vita non è una storia. Non è un romanzo. Un romanzo, una storia, trasmettono un messaggio, hanno uno scopo, un inizio, uno svolgimento che porta alla conclusione. No, la vita non è così.
La vita è proprio come un diario: ha certo inizio, ma lo svolgimento non è ordinato. Ogni giorno cambia, muta, è confuso, non si sa bene dove possa andare a parare e di fatto non va a parare da nessuna parte. Non trasmette un messaggio, non uno solo, ne trasmette molti. Non ha una vera conclusione, procede fino all'ultima pagina... e si spegne così... senza finali mozzafiato o grandi colpi di scena.
E' così... pagine scure piene di segni sono alle mie spalle... pagine vuote che attendono solo il mio tratto sono di fronte a me. Nessun Dio e nessuna volontà... solo la vita, le mie scelte e la mia mano libera di correre...

