martedì 30 aprile 2013

Top 10

10
 
Essere in 10 e parlare 3 lingue diverse. Dover tradurre da una lingua alle altre.
 
 
9 
 
Essere preso al volo per strada e trascinato in una emittente televisiva. Parlare di fronte ad una telecamera, dopo essermi dato una pettinata alla buona ed essermi fatto prestare una giacca decente.
 
 
8
 
Andare a visitare una cattedrale, dopo aver comprato intimi spinti e finire nel mezzo di una celebrazione. Fare foto di nascosto, cercando di nascondere le buste del negozio di intimo.
 
 
7
 
Essere svegliati al mattino del proprio compleanno, con fragole, panna e champagne; palloncini colorati e una scritta in cartoncino "BUON COMPLEANNO" appesa alla parete.
 
 
6
 
Andare alla festa dei coscritti e trovarsi a ballare fino alle 2 con ragazzi e ragazze di 18 anni, tra foulards bianchi, fischietti e braccialetti colorati, bevendo wisky
 
 
5
 
Vedere le mucche al primo giorno di pascolo, dopo 5 mesi invernali passati al chiuso della stalla. Osservare i salti e le corse, di chi ritrova la libertà sui prati finalmente verdi e non più oppressi dal gelo dell'inverno, rotolarsi nell'erba assieme ai cani, il tutto circondati da altissime montagne innevate, luccicanti alla luce del sole.
 
 
4
 
Osservare un'improvvisato, quando inatteso spogliarello, di due bellissime donne, con la sola luce dei fulmini proveniente dalle finestre.
 
 
3
 
Entrare in un castello bellissimo, posto in cima ad una collina, scavalcando il cancello il cui cartello recita "Lavori in corso, vietato l'ingresso". Camminare su mura antiche come il tempo, baciarsi e amoreggiare contro i resti della vecchia chiesa, sedersi sulla finestra della torre, da cui si può vedere il mondo intero immerso nelle nuvole e le cime delle montagne che svettano tutto intorno. 
 
 
2
 
Stare nudi sotto una cascata.
Osservare i turisti che passano, ti guardano e invece di fuggire scandalizzati si spogliano anch'essi e si uniscono a te. Farsi fotografare nudi e circondati dalla cascata d'acqua e scoprirsi più belli e sexy di qualunque modello si sia mai visto.
 
 
1
 
Fare l'amore in 3, con due donne bellissime e appassionate, senza averlo minimamente programmato o cercato. Sfinirsi di piacere, dormire e svegliarsi nel cuore della notte per ricominciare tutto da capo.
 
 
 
LIFE IS WONDERFULL!!
LA VITA E' MERAVIGLIOSA!! 
  

domenica 21 aprile 2013

Alla ricerca del tesoro nascosto - VII - Fame, gioia, amore

Fame... questa fu la prima cosa che sentii, quando finì quel senso di ubriachezza.
 
Albeggiava... la terribile notta appena trascorsa era finita e io mi lasciai avvolgere dai raggi del sole. I corpi senza vita delle Furie nere si dissolsero, come ombre allo spuntare della luce.
 
Fame... non solo fame di cibo, fame nel corpo, fame nello spirito, fame nelle profondità delle viscere, fame di vita. Un tipo di fame che non avevo mai sentito prima. Provavo... gioia.
 
- "Da tanto non sentivo questa sensazione..." Disse la voce nella mia testa. "Ero forse bambino l'ultima volta..."
 
Mi misi alla ricerca di cibo... Trovai un piccolo corso d'acqua, a cui mi dissetai, e lo seguii. Fui presto premiato dall'apparizione di un grande albero pieno di frutti rossi, enormi e succosi. Il tronco era alto, liscio, ma non mi scoraggiai. Mi aggrappai al tronco e mi issai, avvinghiandomi braccia e gambe alla corteccia liscia come vetro. La salita era durissima, ma mollare la presa avrebbe significato cadere e rifare tutto da capo, così rimasi aggrappato e con pazienza, un centimetro per volta, risalii il fusto.
 
Arrivai al primo ramo, mi ci issai e finalmente tirai il fiato. Alcuni frutti erano alla sommità del ramo, così decisi di scuoterlo, per farli cadere. Li avrei mangiati dopo essere disceso e me ne sarei anche tenuti alcuni per scorta. Sembrava un'ottima idea... sembrava.
 
E funzionò perfino: scuotendo il ramo, quattro grossi frutti caddero al suolo. Fiero della mia intelligente trovata, mi aggrappai nuovamente al tronco dell'albero e mi lasciai scivolare a terra. Mi voltai, ansioso di assaggiare quelle prelibatezze... ma quelle... erano sparite! I frutti che avevo appena fatto cadere non c'erano più! Eppure ero certo del punto in cui erano finiti.
 
Fu allora che colsi un movimento con la coda dell'occhio: c'era qualcuno! Qualcuno fuggiva a rotta di collo, con i miei frutti! Mi gettai all'inseguimento, attraverso la boscaglia e i cespugli. Il rumore dei passi del ladro mi indicavano la via, finché non lo vidi davanti a me, niente più che una macchia indistinta in mezzo al folto verde, ma tanto mi bastò per fare un balzo e afferrarlo!
 
Rotolammo a terra, avvinghiati: cercai di colpire, ma il mio avversario era agile, esile, scattante. Emanava un odore di selvatico e forza. Riuscii infine ad afferrare i suoi polsi e rotolando, glieli bloccai a terra!
 
Una donna... sudata ed ansimante dopo la lotta, vestita di pelli, stava sotto di me. Nera come la notte, i capelli corvini lunghi e selvaggi... bellissima. Il suo odore mi inebriò e quello mi fu fatale... Con una forza inaudita mi scaraventò via, contro un cespuglio di rampicanti, e prima che potessi riavermi dalla sorpresa, mi fu addosso. Veloce come un fulmine, mi avvolse i polsi nei rampicanti, intrappolandomi, poi balzò via.
 
La fulminai con lo sguardo, imprecando e dimendami senza risultato: la guardai sconsolato raccogliere i MIEI frutti rossi da terra. Lo sguardo di soddisfazione che mi lanciò, fece evaporare quello che restava del mio orgoglio... Ma continuai a fissarla: quei profondi occhi neri, avevano qualcosa di incredibilmente magnetico, pacifico, selvaggio. Qualcosa che andava oltre il giusto o sbagliato, l'orgoglio o l'umiliazione, il pensiero, qualcosa di antico e profondo e allo stesso tempo semplice e leggero.
 
Sorrisi... e lei rispose al mio sorriso. Poi cominciammo a ridacchiare, infine a ridere sempre più forte. Iniziammo a ridere a crepapelle entrambi, io intrappolato al mio cespuglio e lei che si rotolava a terra. Ridemmo così tanto e così forte che quando ci riavemmo, mi dolevano le costole e avevo il viso rigato di lacrime.
 
Lei si sedette, a pochi passi da me. Mi guardava, come se volesse trapassarmi il corpo con il suo sguardo. Sostenni il suo sguardo, fissandola in quei pozzi neri come la notte...
 
Si avvicinò, con in mano uno dei frutti che mi aveva rubato, e si mise a cavalcioni su di me. Bloccato dal suo peso e con le mani intrappolate ancora dai rampicanti, ero completamente immobilizzato. L'odore di bosco che emanava mi stordì, mi stordì la setosità della sua pelle. Non indossava altro che una fascia a coprire il seno e una attorno ai fianchi, le sue coscie poderose stringevano le mie gambe come una morsa. Ero inebriato e affascinato... il cuore mi batteva fino in gola. Ebbi quasi un mancamento, quando si tolse la fascia di pelle che le copriva il torace... ma... non ebbi il tempo di godermi a lungo il suo seno nudo, poiché utilizzò quell'indumento per bendarmi.
 
Protestai debolmente... ma lei si chinò verso di me e, posta la bocca vicino al mio orecchio, disse solo.
 
- "Dimentica gli occhi... dimentica che sei capace a vedere..."
 
Stavo cercando di capire cosa volesse dire... quando lei soffiò, sensualmente e dolcemente, dentro il mio orecchio... Sentii tutto il corpo scosso da una scarica elettrica e feci un balzo che per poco non mi slogai i polsi. Un'erezione, come non ne avevo mai avuta, premette contro i miei abiti, i suoi abiti, il suo corpo stretto contro il mio.
 
Soffiò ancora contro il mio orecchio, bisbigliando parole in una lingua che non capivo: sentii l'aria che mi mancava, volevo trattenermi, ma un gemito strozzato mi sfuggì dalla bocca. Al terzo soffio emisi un lungo gemito, boccheggiando...
 
La sentii allontanare la bocca dal mio orecchio e percepii che stava facendo qualcosa con le mani: un odore dolciastro e buonissimo si mescolo al suo selvatico, la combinazione mi mandò in estasi. Lei avvicinò quella cosa profumata ancora di più al mio naso... intuii fosse un pezzo di frutto rosso. Inalai quell'odore incredibile, ancora e ancora, completamente in confusione... Mi passò il pezzo di frutto sulle labbra, cercai allora di addentarlo, ma lei prontamente lo ritrasse. Iniziai allora a leccarmi le braccia avidamente, godendomi quel sapore celestiale... Andai in estasi...
 
Gemetti, quando lei passò ancora il frutto sulle mie labbra: me le leccai ancora... Quanti anni, quanti anni passati a odiare il cibo, a odiare il momento del pasto, a lottare contro il mio stomaco perennemente chiuso, a combattere per tenere dentro il cibo senza vomitarlo, a odiare i mal di stomaco e la cattiva digestione... Anni e anni di sofferenza, spazzate via in un secondo, da quel tocco delicato sulle mie labbra. Una fame enorme, sconfinata, bellissima, mi discese nelle viscere. Sentii i miei organi, il mio corpo intero esultare come mai prima di allora... sentii non di mangiare, ma di fare all'amore con quel cibo. Io amavo quel cibo... amore per il cibo... io... era impossibile, eppure stava accadendo.
 
Piansi... piansi di una gioia sciocca e stupida. Smettevo di piangere solo per leccarmi le labbra, poi ricominciavo... La donna selvaggia iniziò ad introdurre nella mia bocca piccoli pezzetti di quel frutto e ognuno di essi mi saziava, di cibo, ma soprattutto di amore... Succhiai avidamente le sue dita, mordicchiandole, lasciando che lentamente scivolassero fuori tra le mie labbra, dopo aver lasciato il loro piccolo dono...

 
La sentii avvicinarsi, poi la sua pelle morbida toccò le mie labbra... Indovinai che gocce del succo del frutto rosso le erano cadute addosso, allora iniziai a leccare la sua pelle, avidamente... La parte superiore del seno, le clavicole, il collo... la sentii ansimare... Le sue mani mi afferrarono la testa, stringendola contro di lei, mentre ormai fuori controllo, io leccavo e baciavo e mordevo la sua pelle...
 
Stelle di tutti i colori turbinavano nella mia testa, la sentii gridare parole sconosciute, poi qualcosa esplose in me, in noi. I nostri corpi si irrigidirono, mentre una pioggia di scintille esplodeva nella mia testa. Un orgasmo... sì... ma non il solito orgasmo, un orgasmo a livello degli organi sessuali. Fu un orgasmo del cuore, dello stomaco, della lingua, del naso, delle orecchie, dei polmoni... e andò avanti un tempo incalcolabile, salendo e scendendo di intensità. Era come essere attaccati alla corrente elettrica... e finché ogni cellula del mio corpo non ne fu bruciata, noi potei fermarmi...
 
Ci accasciammo infine... esausti... Non l'avevo toccata e lei non aveva quasi toccato me; non l'avevo penetrata, nessuno dei due aveva toccato i genitali dell'altro... Eppure mai come in quel momento, capivo il significato della frase "Fare l'amore". Ogni esperienza sessuale precedente... era solo un microscopica scintilla, a confronto di quell'incendio che mi aveva appena distrutto.
 
Lentamente si alzò da me, sudata e ansimante... mi tolse la benda, ma non aprii gli occhi. Ascoltai i suoi passi allontanarsi nella foresta, seguiti dal suo inebriante profumo di selvatico...

to be continued...

 

domenica 14 aprile 2013

Alla ricerca del tesoro nascosto - VI - La forza nascosta

- "E adesso..." chiesi "...adesso che faccio?"
- "Adesso..." rispose la voce "...è giunto il momento di combattere."
Mi venne quasi da ridere... stavo in piedi solo grazie al sostegno dell'albero a cui ero appoggiato.
- "Combattere... E con quali forze?"
- "Troverai le forze... oppure morirai..."
 
Beh... pensai... Allora sono morto...
   
Vi è mai capitato, magari da piccoli, di essere appesi con le mani? Al ramo di un albero, ad un sostegno dell'altalena, ad uno di quei giochi da parco giochi... Siete lì appesi e magari fate a gara con qualcuno su chi molla prima. Le vostre mani sono serrate, il vostro corpo a penzoloni e tenete duro finché potete... poi la vostra mente comincia a scalpitare, a bruciare, a lamentarsi. Registra i dolori del corpo... ma voi tenete duro. Vi dice "cosa diavolo ci fai qui appeso come un salame? ti stai facendo del male per una stupida gara. dai, molla tutto." E sono così invitanti quei pensieri e il corpo fa così male...
 
E poi arriva quel momento, il momento in cui superi quella soglia, quel limite... E lì hai due strade; o dai retta alla mente, che urla impazzita e ti ordina di mollare, oppure...
 
Oppure...
 
Non so bene cosa accadde... Ricordo la mia mente urlare impazzita, dal dolore, dalla paura, la terrificante vista delle Furie Nere che si avvicinavano per finirmi.
  
Semplicemente... osservai. Osservai me stesso, osservai la mia paura, la mia mente, il mio corpo, il mio respiro, il battito del mio cuore. Contemplai... un unico immenso momento, che divenne totale... E fu silenzio dentro di me. La folla di pensieri si diradò, la paura di ciò che sarebbe successo svanì, persino stanchezza e dolore si dissolsero. La mia mente si svuotò di ogni cosa e rimase... il nulla? Il vuoto? No... qualcosa c'era. Quando abbandoni tutto, non rimani senza nulla: quando la tua mente si svuota, non smetti di funzionare.
  
Rimane qualcosa, qualcosa di antico, qualcosa... che di cui non siamo consapevoli, in condizioni normali. Percepii con chiarezza ogni fibra del mio corpo, ogni cellula, ogni muscolo, ogni goccia di sangue. Senza l'ombra del pensiero, vidi attraverso me stesso e percepii... percepii qualcosa nascosto nelle mie profondità oscure. Era sepolto... sepolto sotto strati di giudizi, condizionamenti, educazione, razionalità, pensieri... Questi formavano un luogo in cui non ero mai stato prima: un luogo, pieno di fumo nero e spesso, buio...
 
Quel luogo era sempre stato dentro di me, ma fino ad allora non vi ero mai stato: è come la cantina buia, in cui da piccoli si ha paura di scendere. Ti chiedi cosa possa contenere, quale strano essere si celi: così, aprii la porta della mia cantina, la luce entrò, l'aria entrò... e cominciò a spazzare via il fumo.
 
Allora cominciai ad intravvedere qualcosa... Niente più di un'ombra grande e maestosa, che si muoveva. E più il fumo si diradava, più la visione diveniva chiara: vidi catene... vidi una massa di muscoli, coperti da fitto pelo nero, vidi un collo possente, vidi grandi corna bianche, dalla punta nera...
 
Rimasi là, a bocca aperta, nel fissare un toro, nero, gigantesco, lucente! Era bloccato dalle catene, ma si dimenava "ruggendo" davanti a me... Ruggiva, sì! Non so a quanti è capitato di vedere un toro infuriato: il suono che emette... è un vero e proprio ruggito!
 
Ruggiva il toro, e scalpitava, ma collo e zampe erano bloccate dalle catene.
 
Mi avvicinai e quello mi fissò, con gli occhi furibondi: non era infuriato con me, ma con le catene che lo intrappolavano. Allungai la mano e accarezzai il pelo liscio del suo muso, sentii il fiato caldo del suo respiro, il pulsare del suo potentissimo cuore, all'unisono col mio. Sentii le catene, le percepii attorno al mio collo, attorno ai miei polsi, alle mie caviglie... percepii tutta la rabbia di essere intrappolato in quel luogo nascosto!
 
E allora tirai... e tirai! Scuotendo le catene! Tirai e tirai! Ruggendo e ringhiando! Un bullone saltò, un anello si aprì e liberai una zampa. Raspai la terra, soffiando, sentendo la forza crescere in me! E un'altra catena si infranse... Uno ad uno, potevo sentire gli anelli allungarsi, torcersi e poi spezzarsi, sotto la spinta inarrestabile della mia energia! Un'altra catena si infranse e allora, potei alzare la testa...
 
Le Furie Nere erano di fronte a me e partirono all'attacco. E scattai anch'io! Le catene rimaste esplosero, schegge di ferro volarono ovunque, con uno schianto e la mia forza, ormai libera, si scatenò in tutta la sua potenza! Corpo contro corpo, impattai contro la prima Furia nera che mi aveva assalito: sentii chiaramente il mio osso frontale affondare nel petto della belva, la sentii piegarsi nell'urto, sentii il verso spezzato che emise, prima che rimbalzasse indietro e si sfracellasse contro l'albero che aveva alle spalle.
 
Piegai il mio corpo nero e possente verso sinistra, un movimento fluido, elegante, potente... Il mio corno sinistro trapassò di netto il corpo della seconda bestia; percepii chiaramente il suo sangue colare sul mio volto, mentre esalava l'ultimo respiro.
 
La terza Furia mi aggredì alle spalle, si aggrappò al mio dorso, piantandomi le unghie nella carne! Non percepii il dolore... ma solo una nuova sferzata di energia! Ruotai, con un movimento secco, verso l'albero che fino ad allora mi aveva sostenuto: la bestia finì nel mezzo...
 
Solo allora mi fermai. Il rombo del mio cuore mi martellava nelle orecchie; le mie narici soffiavano poderose; il mio intero corpo gridava VITAAA! Alzai la testa al cielo e gridai... e un suono profondo, vibrante, uscì direttamente dal mio petto! E il mio grido riverberò per tutta la vallata!
 
- "Incredibile, vero?" Mi disse la voce nella mia testa.
- "Come... come è possibile?" Chiesi io, ancora stordito.
- "La verità, è che quando la mente ti dice che sei arrivato alla fine, che non ce la puoi più fare, non hai neppure intaccato le tue vere forze. Per raggiungere qualla forza nascosta, devi superare la barriera che la mente ti mette davanti. Le paure, i "se", i "ma", i "forse", i "non farlo", i "è una pazzia", i "è impossibile" formano un muro, una cortina fumogena, che ti impedisce di vedere chi sei davvero."
- "Ero certo... che sarei morto..."
- "Infatti sei morto. E solo lasciando morire ciò che pensavi di essere, sei potuto rinascere, come ciò che sei davvero! Solo lasciando morire quella parte di te che credevi piccola, debole, inadeguata, ti sei concesso di diventare quell'essere potente e splendido, che hai sempre saputo di essere..."

to be continued...


lunedì 8 aprile 2013

Joker is back!

L'avete notata l'immagine del mio ultimo post?
L'avete guardata bene? Un corpo, avvolto dall'energia, sprigionante energia, fatto di energia, con le braccia alzate al cielo... Mai immagine fu più profetica... come facessi a sapere che sarebbe stato esattamente quello che sarebbe successo, non lo so davvero.
Ho scoperto una cosa... in questi giorni. Quando la mente mi chiede pietà, quando la mia testa mi dice "Basta! Non ce la faccio più!", ecco, in quel momento, ho appena scolpito la riserva di forza e di energia che c'è in me... 
 
Ho superato il limite, ho superato quel confine, quando ogni cellula cerebrale che ho mi urlava "Fermati!" io ho accelerato, ho dato, dato, dato, dato, dato, ho visto il muro della morte di fronte a me e l'ho sfondato a testa bassa. E come un jet supersonico quando supera il muro del suono, ho sentito un "bang"... Una luce si è accesa in me, una luce immensa quanto l'universo intero, potente come l'esplosione di una supernovae!
   
Ogni cosa ai miei occhi sembrava perduta, ogni pensiero mi parlava di fine, di sconfitta, di pena e disperazione... ma quando ho superato quel confine, quella barriera che credevo mi avrebbe ucciso... ecco che è accaduto l'incredibile.
  
Sono giunto in un luogo privo di ogni pensiero, privo di passato, privo di futuro, privo di concetti, privo di ragionamenti... un luogo di esistenza pura, di percezione pura. Ero una stella, con un cuore pulsante e rovente a milioni di gradi, un centro di calore, potenza e grandezza, tale da spazzare via ogni cosa che oscurasse il mio essere!! Ero consapevole di ogni singola cellula del mio corpo!!
  
Io sono!
IO SONO!
 

sabato 30 marzo 2013

Intervallo - 1/3 di 2013

Che anno!
Che anno!
 
Lo dico 2 volte perché il 2013 è qualcosa di così intenso come mai mi era capitato nella vita... Mentalmente, fisicamente, psicologicamente, filosoficamente... la mia vita in esplosione a 360 gradi!
 
Quante cose da quel giorno maledetto/benedetto, mi rendo conto che questo momento è maturato da semi piantati e coltivati negli ultimi 4 anni e mezzo. E' successo di tutto in questo periodo di tempo... Ho viaggiato per un periodo, senza mai disfare la valigia, per poi restare fermo nello stesso posto per mesi; ho navigato e mi sono tuffato in mezzo al mare, ho visto i delfini, ho dormito in coperta, con le stelle sopra la testa e i fulmini di un temporale in lontananza, ho cantato e bevuto rum; ho scalato una montagna, verso il rifugio della Regina a più di 4.000 metri di quota, ho visto una luna che sembrava più in basso di me, tanto vivida e vicina che sembrava di poterla toccare, ho visto milioni di stelle sconosciute che restano invisibili a chi non sceglie di conquistare il cielo, ho visto tappeti di nuvole sotto di me; ho avuto amanti, ho sperimentato, ho sconvolto persone che pensavano di essere "per bene", ho giaciuto con due donne, di cui una mi disse "hai questo  viso da angioletto, come puoi essere così indemoniato?", ho "quasi" sedotto due care amiche che guarda caso hanno quasi lo stesso nome, ho infranto amicizie, ne ho create altre. Mi sono innamorato, mi sono fermato, ho voluto costruire un futuro, ci ho provato per lo meno. Una vita da "bravo uomo di famiglia"... che non so davvero se faccia per me. Avrei voluto diventare papà... ma questa avventura ancora mi manca...
Ho visitato chiese e ho interrogato Dio, ho conosciuto guru, manipolatrici di energie, poteri forse soprannaturali, forse solo illusioni della mente. Ho scolpito la mia pelle con un tatuaggio, ho fumato erba, sono andato a cantare in concerti a squarcia gola... Ho litigato, amato, pianto, gioito, ho provato il profondo terrore, ho vissuto incubi allucinanti, ma sempre sorretto dalla speranza, ho avuto visioni, passioni e sconvolgimenti...

E ora? Ora chi sa...

Scrivo questo "intervallo", perché sarò assente nei prossimi giorni, fuori dal mondo... Ho le mie Furie Nere da affrontare. Dovrò anche io scoprire come finirà questa battaglia e, quando lo saprò, tornerò... se tornerò...

A coloro che mi aspetteranno... grazie per aver condiviso con me una parte di questo incredibile cammino, grazie per aver letto cose alle volte criptiche, che forse solo io comprendo pienamente, ma restando comunque partecipi. Grazie per ogni momento bello e per ogni momento brutto. Grazie per ogni risata e per ogni incazzatura... Grazie per ogni battaglia, per ogni vittoria e ogni sconfitta, grazie per questa mia vita meravigliosa!




*** 
Padre Misericordioso... ho sperperato i miei giorni nella speranza di fare tante cose. Questa non era nei miei piani. Ma in questo momento... la mia preghiera è... vivere i prossimi minuti con onore. 
 
Un uomo potrà sempre dirsi ricco se qualcuno un giorno disegnerà la storia delle sue gesta affinché vengano ricordate. 
  
Questi occhi hanno visto un grande giorno... un giorno da ricordare.  
 
Le guerre si vincono con il cuore.
 
*** Citazioni da "Il tredicesimo guerriero"
 
Non voglio avere paura, non voglio inseguire ombre solo perché sono rassicuranti, voglio lanciarmi nel vuoto, nella mischia della battaglia, nell'avventura senza senso, nel sogno impossibile!
A volte si è convinti di desiderare qualcosa, e non ci si rende conto di fare qualcosa privo di valore.
Quello di chi insegue le ombre non è amore, è bisogno di attaccarsi a qualcosa. Quella non è libertà.
Te ne accorgi, perché la libertà è difficile, da angoscia, fatica, dolore, ma non da quella disperazione melensa, quell'ignavia, quella stanchezza. Guardi indietro e sei felice, quando sei libero! Guardi te e sei orgoglioso! Vi è forse morte, quando si è liberi, ma non c'è sconfitta! L'unica sconfitta a questo mondo, è perdere la speranza, è arrendersi! Fatevi sotto Furie nere, avrete il mio sangue forse, la mia vita, ma non avrete mai il mio spirito invincibile!!
 
L'amore è meraviglioso: ognuno di noi è Re e Regina nell'amore, ognuno di noi è speciale, ognuno di noi è il più meraviglioso gioiello dell'universo... L'amore è meraviglioso per questo, rende ognuno di noi speciale e unico. Quando smettiamo di sentirci così... semplicemente l'amore è finito...
 
** 
Non avevo mai visto un giorno così bello e brutto allo stesso tempo 
 
Le paure causate da eventi reali sono meno terrificanti di quelle causate dalla nostra immaginazione ed attinenti a fatti immaginari. 
  
Io oso tutto ciò che può essere adatto ad un uomo; chi osa di più, non è un uomo.
  
** citazioni da Macbeth (Shakespeare) 
  
If I can't dance, it's not my revolution (Emma Goldman) 
 
Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi. (Antoine de Saint Exupery - Il piccolo principe)

giovedì 28 marzo 2013

Alla ricerca del tesoro nascosto - V - Furie nere

Capita spesso,
quando si è in un momento in cui, certo, non va tutto bene, ma si pensa di essere perlomeno a buon punto, di un cammino lungo e difficile.
  
Questo pensavo, dopo essermi lasciato alle spalle la nebbia confusa, le ombre, le voci... mi sentivo forte della mia scelta coraggiosa. Il sole calò dietro alle montagne, il sentiero fu sommerso dal buio e io pensai fosse venuto il momento di riposare. Imprudenza mia forse abbassare la guardia... l'imprudenza di chi si sente troppo sicuro. Sdraiato all'ombra di un grosso albero, mi appisolai...
  
Qualcosa mi svegliò... non so dire quanto avessi dormito. Una fitta mi trafisse il fianco sinistro, il respiro mi si bloccò in gola. Cercai di respirare, di inalare ossigeno, mi alzai ma la testa mi vorticò e dovetti aggrapparmi al tronco per rimanere in piedi. Le dita, le labbra, la lingua... mi formicolavano come se il sangue dentro di esse fosse impazzito e io stordito e terrorizzato grattavo la scorza del legno, nella speranza di ritrovare la sensibilità... In un attimo, l'immagine della mia morte mi attraversò la mente.
  
- "Sei tu??!" gridai alla voce nella mia testa. "Sei tu?! Cosa mi stai facendo di nuovo??!"
- "Non sono io, non stavolta." Rispose la voce nella mia testa. "Queste sono le furie nere..."
Sentii ringhiare... uno schiocco di denti, a pochi centimetri dal mio orecchio, ma non riuscivo a vedere nulla, la fitta al petto aumentò, fino a farmi urlare. Mi portai le mani alla gola, cercando di respirare, fui preso dal panico.
- "Che... che mi succede...?" Rantolai.
- "Sei sotto l'attacco delle furie nere... Il male peggiore è quello che non puoi vedere, il male peggiore è quello che non mostra il volto. Lo percepisci, sotto la pelle, nell'aria che respiri, nelle fitte di dolore... Sono artigli neri, conficcati nella tua carne, ma non ti fanno sanguinare. Sono denti aguzzi, che ti azzannano alla gola, soffocandoti piano piano... Sono quei morsi che ti cavano il sangue, fino a farti formicolare, ma non troverai segni visibili. Le furie nere sono i ladri della vita: te la succhiano via un po' per volta... Solitamente non te ne accorgi, ma ora sei qui, nel mio mondo, ora finalmente le puoi vedere all'opera, ti puoi accorgere di loro..."
- "Non vedo... non vedo nulla!"
- "Smetti di cercare con la mente: le furie nere non possono essere viste con la mente. Il pensiero non le concepisce. Il pensiero rifiuta ciò che non è razionale e qui, nel mio mondo, nulla lo è..."
  
Ero forse intontito dalla mancanza d'aria... ma non capivo assolutamente cosa la voce mi stesse dicendo. E cercavo di capire, cercavo di capire... capire qualcosa che non può essere capito, ma solo affrontato. Fu allora, quando la ragione mi abbandonò... che le mie dita intorpidite afferrarono qualcosa. Una matassa di pelo nero e ispido, mi si impigliò tra le mani e due occhi neri, profondi e luccicanti... mi fissarono.
  
La bestia nera ringhiò, stringendo le zanne sulla mia gola, succhiandomi il sangue! Colpii, colpii, colpii con le ultime gocce di forza rimaste... mi strappai gli artigli dal fianco e spinsi via la bestia, la furia nera, che rotolò a terra, ma subito fu in piedi e mi fronteggiò.
  
Inalai aria, aria finalmente... E sentii ritornare la lucidità. Vidi la bestia di fronte a me fissarmi malefica... il mio sangue gocciolava dalla sua bocca avida e dai suoi artigli ricurvi. Ringhiò verso di me e al suo verso, altri se ne aggiunsero... Altre furie nere sgusciarono dai loro fossi nelle ombre e avanzarono verso di me circondandomi, pregustando il pasto, annusando il mio sangue e la mia vita.
 
- "E adesso..." chiesi "...adesso che faccio?"
- "Adesso..." rispose la voce "...è giunto il momento di combattere."
Mi venne quasi da ridere... stavo in piedi solo grazie al sostegno dell'albero a cui ero appoggiato.
- "Combattere... E con quali forze?"
- "Troverai le forze... oppure morirai..."
 
to be continued
 
 

lunedì 25 marzo 2013

Alla ricerca del tesoro nascosto - IV - La nebbia della solitudine

Arrivò all'improvviso...
  
Ero partito baldanzoso, speranzoso, avevo lasciato alle mie spalle il mio villaggio del passato. La nebbia si era alzata, nascondendomi alla vista le montagne che conoscevo.
  
Seguivo il sentiero di fronte a me, seguivo il mio desiderio di casa. La nebbia si infittì, tanto che a malapena distinguevo il sentiero. I miei passi e il mio respiro risuonavano nel silenzio ovattato di quel plasma bianco.
  
Presi la bussola, la mia fedele piccola guida: mi dettava la strada e io, fiducioso, la seguivo. La nebbia avvolse ogni cosa, il sentiero, le foglie, l'universo intero... Un piatto e bianco mondo senza fine, completamente vuoto.
  
Fu allora che arrivò, all'improvviso, come spesso arrivano improvvise le forti emozioni.
La solitudine mi piombò addosso... come una valanga.
  
Avevo avuto coraggio, avevo avuto la forza di abbandonare il mio passato... ma adesso? Ero solo... Solo, come mai nella mia vita... Il vuoto totale era tutto attorno a me e non c'era strada, non c'era via, non c'era guida... Disperso nel nulla cosmico.
  
Ad un tratto vidi delle ombre nella nebbia, come una sensazione di voci: allora corsi, corsi affannosamente in quella direzione! Ma no, eccole là, dall'altra parte! No, nemmeno lì, sono laggiù!
  
- "Ehiiii!" Gridai. "Sono qui!! Qualcuno mi sente?!!" Ancora ombre, ancora voci, ancora inutili corse affannose.
  
- "Perché nessuno mi vede??!"
Era come se tempo e spazio fossero uno scherzo: laddove un attimo prima c'era un'ombra, una voce, quando io arrivavo non c'era più nessuno e quelle si erano spostate un po' più in là. Le rincorsi, le rincorsi, le rincorsi ancora. Mi sentivo tanto solo... avevo bisogno di quelle voci, di quelle ombre.
Infine inciampai e caddi lungo disteso... la nebbia mi avvolse come un abbraccio e non mi feci male, ma iniziai a piangere, disperato. Sentivo ancora una voce, ma questa volta non veniva da qualche parte intorno a me, ma dentro di me. Era un surrurro lontano, ma poi crebbe, crebbe, fino a diventare un urlo assordante.
  
- "Ehiiii! Mi senti??!" Gridò la voce quasi stordendomi. La voce nella mia testa, me l'ero quasi scordata.
- "Ti sento!" Risposi. "Smettila di urlare!"
- "Sono ore che urlo per farmi sentire! Quando mi escludi, non ti sopporto!"
- "Giuro che fino ad ora non ti avevo sentito..."
- "Lo credo bene! Si può sapere che stai facendo?!"
- "Sento delle voci, c'è qualcuno..."
- "Dove? Doveeee?! Sono sole ombre, razza di cretino! Passi la tua vita ad inseguire le ombre, invece di seguire la tua strada. Lo fai perché ti senti solo e sperduto, hai bisogno di qualcuno che ti rassicuri, che ti dica che va tutto bene, ma me lo spieghi a che serve? Le ombre sono solo illusioni, sono le tue voci interiori che cercano di rassicurarti che va bene così, che tutto si aggiusta. Beh, apri gli occhi!! Non va tutto bene e non tutto si aggiusta! Renditene conto una buona volta!"
- "Lo so... lo so cosa credi?"
- "Lo sai? Lo sai davvero? Eppure sei qui ad inseguire delle illusioni! E la tua strada? La tua ricerca? Ascoltami bene adesso! Sei solo, renditene conto! Sei solo perché hai perduto te stesso! Tu insegui le ombre che speri possano salvarti: non importava chi siano quelle ombre, basta avere qualcosa, avere qualcuno, avere chiunque che possa riempire la tua nebbia di solitudine... ma non è così che funziona! Nessuna ombra, per quante ne insegui, ti farà stare meglio!"
- "E allora? Allora... cosa devo fare? E' insopportabile questo vuoto... mi fa impazzire..."
- "E' così doloroso perché lo rifiuti. Questo vuoto è parte di te, questo vuoto sei te. Smetti di cercare di tenerlo fuori...Non supererai mai la nebbia della solitudine, se non impari ad accettare la solitudine. La solitudine è la tua voce interiore, sono io che cerco di farmi sentire. Sei affamato, affannato, come un disperato alla ricerca dell'aria, come un drogato alla ricerca della dose... Ed è la tua dose quotidiana di ombre che ti porterà alla felicità?! Lasciati andare a questo dolore che senti, lasciati travolgere da esso, piangi, urla... ma accettalo.
Finché sentirai di aver bisogno delle ombre... inseguirai solo quelle e non seguirai la tua strada. E ti sentirai sempre solo, perché ti affannerai dietro ad ombre e voci e non sentirai me, non sentirai te stesso e chi perde sé stesso si sente sempre solo, chiunque abbia vicino. Accetta questa solitudine che senti, amala addirittura, perché è il più potente strumento che hai per cercare dentro te stesso e trovare te stesso. E, se segui la tua strada, se smetti di correre dietro alle ombre, se scopri davvero chi sei... allora la solitudine non esisterà più."
  
Io voglio inseguire le ombre... pensai dentro di me. E' facile inseguire le ombre... accettare la solitudine, come si può accettare la solitudine. Era attorno a me, quella solitudine, era quella nebbia che mi impediva di vedere la strada. Era nella mia testa, la nebbia, popolata di ombre e voci gentili, cariche di promesse di protezione e rassicurazione.... Ombre... illusioni. Io solo ero padrone della mia vita.
Respirai... smisi di cercare di respingere il dolore, il vuoto. Smisi di respingere le mie sensazioni... "Esse sono me, io sono queste emozioni. Io amo queste emozioni, esse non ostacolano la mia via, mi accompagnano su di essa, alla ricerca di me stesso, del mio vero io..."
  
Avete mai provato ad immergervi nell'acqua fredda? Non buttandovi di colpo, così è facile. Immergendovi, piano piano, un centimetro alla volta. Metti i piedi nell'acqua gelida e vorresti fuggire, i brividi assalgono il tuo corpo. Invece avanzi... irrigidisci i muscoli, stai teso fino a sentire male. Ecco, se in quel momento rilassi i tuoi muscoli, ti lasci trafiggere dal freddo senza resistenza... Se avanzi, immergendoti ancora, il busto, le spalle, il collo, la testa... e non opponi resistenza, allora provi quella sensazione: accettazione. Improvvisamente, il freddo che respingevi con tanta forza fa parte di te, non fa più paura... Allora riemergi, ma riemergi diverso: non senti più freddo, l'aria esterna ti accoglie tiepida, amorevole.
  
Se qualcuno di voi ha mai provato una cosa simile, allora può capire come mi sentii in quel momento. Mi immersi nella mia solitudine... mi lasciai penetrare da essa. Smisi di irrigidirmi... accettazione.
  
Quando aprii gli occhi e riemersi, la nebbia era sparita: un sole tiepido e accogliente, scaldava un bosco che non conoscevo. La bussola indicava senza esitazione il sentiero davanti a me.
  
Le ombre c'erano ancora: facevano frusciare le foglie e raccontavano di facili gioie e riposo e protezione... ma non le ascoltai più. La strada verso il mio tesoro nascosto, verso il me stesso perduto era là. Fu così, che ripresi il mio cammino...
  
to be continued