mercoledì 5 settembre 2012

Andare contro tutti... o no?

Succede, alle volte, di reprimere i propri desideri.
E non parlo qui dei desideri violenti o che danneggino in qualche modo gli altri: parlo della semplice padronanza di sé, dei propri piaceri, di quello che ci rende felici.

Dovrebbero essere le cose più normali del mondo, per noi lo sono, ma... insorge un problema. La libertà. Noi non siamo liberi.
 
Accade spesso, che tra noi e la nostra libertà, si aggiungano sempre nuovi ostacoli, di varia natura. Persone, che con i loro atteggiamenti, le loro minacce, le loro lusinghe, i loro inganni perfino, instillano dubbi e paure nella mia mente; paure di perdere qualcosa o di fallire; problemi di salute, di tempo, di coraggio...

E' facile rinunciare alla propria libertà: è così rassicurante, è un tale sollievo, sapere di non dover faticare, soffrire, combattere... Perché
la vera libertà si trova solo alla fine di una lotta atroce e cruenta: e altrettanto dovremo lottare per non perderla. Chi è libero, è sempre in guerra.

Tuttavia... chi vive facilmente, vive anche infelicemente. Si è sereni, ma non appagati: tranquilli, ma non felici... E se dentro si ha un lato indomito, una parte oscura e curiosa che non si fa legare e imbavagliare, allora la vita facile, vissuta nel proprio recinto da buoni, civili e obbedienti bambini... dopo un po' comincia a pesare.

Certo si può sempre mettere a tacere quella voce: è talmente facile. L'alternativa sarebbe scatenare una guerra, le cui vittime sarebbero i nostri affetti più cari e tutte le nostre certezze. La nostra salute, perfino. E per avere cosa alla fine? Una libertà amara, continuamente minacciata... Fatica, lotte, una domanda che si insegue continuamente, senza mai trovare risposta...

E' una cosa indesiderabile, logorante: per il bene delle persone che ho attorno, tutto voglio per loro, fuorché la loro libertà.

Ho notato questo paradosso: se una persona estranea sostiene di aver spezzato dei legami, di aver violato le regole, di aver rischiato pur di trovare la sua identità e libertà, io, tutti noi credo, approviamo. Applaudiamo, invidiamo, ha fatto bene, che diamine!!
Eppure, il nostro entusiamo cambia radicalmente, se a proporre una simile avventura è qualcuno molto vicino a noi, un amico, un parente, un fidanzato, figlio... Qualcuno che fa davvero parte della nostra vita. Allora la ricerca diventa un errore, una follia, un atto di odio verso di noi e i nostri sentimenti. E facciamo di tutto, perché quella persona, per noi così importante, rinunci al suo proposito: magari subito dopo aver lodato lo sconosciuto per le stesse cose. "Lui può, tu no". Utilizziamo ogni mezzo: dissuasione, senso di colpa, minacce, lusinghe... Ogni mezzo, anche fisico a volte, pur di non concedergli la libertà cui anelano. Perché?

Perdere il controllo... Noi detestiamo perdere il controllo sul nostro mondo. Vorremmo che ogni cosa si svolgesse come noi abbiamo deciso, che ogni tessera del nostro mosaico si incastri alla perfezione. Vogliamo controllare le persone che ci sono vicine. Per questo esultiamo e approviamo lo sconosciuto che ha avuto il coraggio di opporsi: ha turbato il mondo di qualcun altro, a me che me ne importa?

E, la maggior parte delle volte, noi li pieghiamo: pungiamo nell'onore, negli obblighi, nella compassione... e così li facciamo rinunciare a ciò che li rende felici. 

"Li facciamo rinunciare alla loro felicità, per la nostra", direte voi, e invece no! Perché, per quante rinunce faranno per noi, per quanti sforzi, per quanto impegno ci metteranno a farci felici, non sarà mai abbastanza. Si divoreranno, si consumeranno, sprecheranno gli anni più belli della loro esistenza cercando di rendere contenti gli altri, noi, e sarà tutto inutile. Poiché la nostra felicità non dipende da loro, anche se noi vorremmo farglielo credere. Glielo facciamo credere per controllarli, perché se anche la loro obbedienza non ci fa felici, la loro disobbedienza ci spaventa più di qualunque altra cosa... Ci spaventa perché mette disordine nel nostro mondo...

E allora questa è una guerra. Una guerra per l'oppressione. Una guerra subdola e psicologica, fatta di inganni, di veleni, di parole dette e non dette, di bugie e maschere.
 
Essere sé stessi è un lusso che ognuno si deve conquistare, a volte ad un prezzo amaro... Poter decidere liberamente di sé stessi, presuppone una disciplina ferrea, un addestramento continuo, un'attenzione continua: proprio come una persona in guerra, non bisogna mai abbassare la guardia e vivere sempre all'erta...

Invidiamo gli individui forti che combattono per la propria libertà e ne stiamo distanti. Opprimiamo quelli deboli, che avendo bisogno di amore e protezione si affidano a noi. E noi li proteggiamo e li amiamo, in cambio della loro sottomissione e della loro acquiescenza. E così si creano clan, religioni, tribù, movimenti, sette, bande... I lupi solitari, i liberi, sono davvero pochi e in genere vengono mal visti, poiché mettono in dubbio la legge che tiene uniti tutti gli altri. Il prezzo per la libertà è la gogna, la vergogna, l'additamento, la solitudine...
 
Forse c'è bisogno di tutto ciò: forse è egoista pensare solo per sé, andare, fare, godere, senza chiedersi se sia giusto o meno. Forse servono davvero spalle forti, che rinuncino a sé stessi per sostenere un mondo che non è il loro... E noi, che su quelle spalle ci reggiamo, stiamo troppo bene, per permettergli di andarsene a cercare la loro felicità.

La difesa e la cura dei più deboli... aiutare chi è in difficoltà... battersi per chi ha meno risorse e capacità... Non sono forse questi i più alti e nobili principi dell'umanità, decantati da tutti i racconti e da tutti i credo?

Ma quegli eroi, morti e distrutti dalla loro missione, di quei santi che si sono consumati per fare del bene... chi ha dato ascolto ai loro di desideri? Qualcuno ha ascoltato le loro preghiere, i loro pensieri, accantonati, messi in secondo piano?

Come sarebbe il mondo, se quelle persone, invece di combattere e morire per noi, si fossero infischiate di tutto e avessero seguito i propri sogni e i propri scopi?

E senza andare così in alto, cosa sarebbe di noi, se le persone a cui noi ci affidiamo ci abbandonassero all'improvviso? E cosa sarebbe delle persone che si affidano a noi, se noi seguissimo le nostre strade abbandonandoli?

E ancora, i due volti del Joker si oppongono...

Il viso luminoso, che si elegge a paladino dei più deboli, degli indifesi, delle persone che contano su di lui per le piccole cose di ogni giorno. L'essere che accantona i desideri e decide di porre le difficoltà degli altri al di sopra delle proprie necessità e che combatterà fino alla morte, pur di proteggere le persone che ama...

Il viso oscuro, che pretende le proprie soddisfazioni: la parte che crede che ognuno abbia l'obbligo di cavarsela con i suoi problemi e le sue paure. L'essere che vuole solo vivere, sognare e inseguire tutte quelle cose che gli danno gioia e avventura. L'essere si abbandona ai desideri, infischiandosene di tutto e di tutti... L'essere che combatterà fino alla morte, per mantenere la sua libertà e la sua indipendenza...

E qual'è la cosa giusta? Andare contro tutti, perfino contro sé stessi, o no?



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