domenica 14 aprile 2013

Alla ricerca del tesoro nascosto - VI - La forza nascosta

- "E adesso..." chiesi "...adesso che faccio?"
- "Adesso..." rispose la voce "...è giunto il momento di combattere."
Mi venne quasi da ridere... stavo in piedi solo grazie al sostegno dell'albero a cui ero appoggiato.
- "Combattere... E con quali forze?"
- "Troverai le forze... oppure morirai..."
 
Beh... pensai... Allora sono morto...
   
Vi è mai capitato, magari da piccoli, di essere appesi con le mani? Al ramo di un albero, ad un sostegno dell'altalena, ad uno di quei giochi da parco giochi... Siete lì appesi e magari fate a gara con qualcuno su chi molla prima. Le vostre mani sono serrate, il vostro corpo a penzoloni e tenete duro finché potete... poi la vostra mente comincia a scalpitare, a bruciare, a lamentarsi. Registra i dolori del corpo... ma voi tenete duro. Vi dice "cosa diavolo ci fai qui appeso come un salame? ti stai facendo del male per una stupida gara. dai, molla tutto." E sono così invitanti quei pensieri e il corpo fa così male...
 
E poi arriva quel momento, il momento in cui superi quella soglia, quel limite... E lì hai due strade; o dai retta alla mente, che urla impazzita e ti ordina di mollare, oppure...
 
Oppure...
 
Non so bene cosa accadde... Ricordo la mia mente urlare impazzita, dal dolore, dalla paura, la terrificante vista delle Furie Nere che si avvicinavano per finirmi.
  
Semplicemente... osservai. Osservai me stesso, osservai la mia paura, la mia mente, il mio corpo, il mio respiro, il battito del mio cuore. Contemplai... un unico immenso momento, che divenne totale... E fu silenzio dentro di me. La folla di pensieri si diradò, la paura di ciò che sarebbe successo svanì, persino stanchezza e dolore si dissolsero. La mia mente si svuotò di ogni cosa e rimase... il nulla? Il vuoto? No... qualcosa c'era. Quando abbandoni tutto, non rimani senza nulla: quando la tua mente si svuota, non smetti di funzionare.
  
Rimane qualcosa, qualcosa di antico, qualcosa... che di cui non siamo consapevoli, in condizioni normali. Percepii con chiarezza ogni fibra del mio corpo, ogni cellula, ogni muscolo, ogni goccia di sangue. Senza l'ombra del pensiero, vidi attraverso me stesso e percepii... percepii qualcosa nascosto nelle mie profondità oscure. Era sepolto... sepolto sotto strati di giudizi, condizionamenti, educazione, razionalità, pensieri... Questi formavano un luogo in cui non ero mai stato prima: un luogo, pieno di fumo nero e spesso, buio...
 
Quel luogo era sempre stato dentro di me, ma fino ad allora non vi ero mai stato: è come la cantina buia, in cui da piccoli si ha paura di scendere. Ti chiedi cosa possa contenere, quale strano essere si celi: così, aprii la porta della mia cantina, la luce entrò, l'aria entrò... e cominciò a spazzare via il fumo.
 
Allora cominciai ad intravvedere qualcosa... Niente più di un'ombra grande e maestosa, che si muoveva. E più il fumo si diradava, più la visione diveniva chiara: vidi catene... vidi una massa di muscoli, coperti da fitto pelo nero, vidi un collo possente, vidi grandi corna bianche, dalla punta nera...
 
Rimasi là, a bocca aperta, nel fissare un toro, nero, gigantesco, lucente! Era bloccato dalle catene, ma si dimenava "ruggendo" davanti a me... Ruggiva, sì! Non so a quanti è capitato di vedere un toro infuriato: il suono che emette... è un vero e proprio ruggito!
 
Ruggiva il toro, e scalpitava, ma collo e zampe erano bloccate dalle catene.
 
Mi avvicinai e quello mi fissò, con gli occhi furibondi: non era infuriato con me, ma con le catene che lo intrappolavano. Allungai la mano e accarezzai il pelo liscio del suo muso, sentii il fiato caldo del suo respiro, il pulsare del suo potentissimo cuore, all'unisono col mio. Sentii le catene, le percepii attorno al mio collo, attorno ai miei polsi, alle mie caviglie... percepii tutta la rabbia di essere intrappolato in quel luogo nascosto!
 
E allora tirai... e tirai! Scuotendo le catene! Tirai e tirai! Ruggendo e ringhiando! Un bullone saltò, un anello si aprì e liberai una zampa. Raspai la terra, soffiando, sentendo la forza crescere in me! E un'altra catena si infranse... Uno ad uno, potevo sentire gli anelli allungarsi, torcersi e poi spezzarsi, sotto la spinta inarrestabile della mia energia! Un'altra catena si infranse e allora, potei alzare la testa...
 
Le Furie Nere erano di fronte a me e partirono all'attacco. E scattai anch'io! Le catene rimaste esplosero, schegge di ferro volarono ovunque, con uno schianto e la mia forza, ormai libera, si scatenò in tutta la sua potenza! Corpo contro corpo, impattai contro la prima Furia nera che mi aveva assalito: sentii chiaramente il mio osso frontale affondare nel petto della belva, la sentii piegarsi nell'urto, sentii il verso spezzato che emise, prima che rimbalzasse indietro e si sfracellasse contro l'albero che aveva alle spalle.
 
Piegai il mio corpo nero e possente verso sinistra, un movimento fluido, elegante, potente... Il mio corno sinistro trapassò di netto il corpo della seconda bestia; percepii chiaramente il suo sangue colare sul mio volto, mentre esalava l'ultimo respiro.
 
La terza Furia mi aggredì alle spalle, si aggrappò al mio dorso, piantandomi le unghie nella carne! Non percepii il dolore... ma solo una nuova sferzata di energia! Ruotai, con un movimento secco, verso l'albero che fino ad allora mi aveva sostenuto: la bestia finì nel mezzo...
 
Solo allora mi fermai. Il rombo del mio cuore mi martellava nelle orecchie; le mie narici soffiavano poderose; il mio intero corpo gridava VITAAA! Alzai la testa al cielo e gridai... e un suono profondo, vibrante, uscì direttamente dal mio petto! E il mio grido riverberò per tutta la vallata!
 
- "Incredibile, vero?" Mi disse la voce nella mia testa.
- "Come... come è possibile?" Chiesi io, ancora stordito.
- "La verità, è che quando la mente ti dice che sei arrivato alla fine, che non ce la puoi più fare, non hai neppure intaccato le tue vere forze. Per raggiungere qualla forza nascosta, devi superare la barriera che la mente ti mette davanti. Le paure, i "se", i "ma", i "forse", i "non farlo", i "è una pazzia", i "è impossibile" formano un muro, una cortina fumogena, che ti impedisce di vedere chi sei davvero."
- "Ero certo... che sarei morto..."
- "Infatti sei morto. E solo lasciando morire ciò che pensavi di essere, sei potuto rinascere, come ciò che sei davvero! Solo lasciando morire quella parte di te che credevi piccola, debole, inadeguata, ti sei concesso di diventare quell'essere potente e splendido, che hai sempre saputo di essere..."

to be continued...


6 commenti:

  1. Non sai quante notti in bianco trascorse pensando al "lasciar morire" quella me stessa debole e attaccata al passato. Il motivo per cui non ho ancora intrapreso un percorso di questo tipo penso che possa essere riassunto efficacemente attraverso le seguenti parole: "Non c'ho sbatti".
    Ho paura del dolore.
    Forse i tempi non sono ancora maturi.

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    1. Pensando... è questa la parola chiave.
      Per riuscire a fare un simile passaggio, bisogna smettere di pensare e iniziare a "sentire"...

      Un abbraccio!

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  2. Mi sono detta tante volte nella vita "dai forza non mollare metticela tutta e vedrai che sarà migliore", ma tanta fatica mi è costata e tante sono le cicatrici che mi porto dentro!
    Se oggi mi guardo allo specchio vedo una donna orgogliosa di sè, ma anche tanto, a volte troppo, dura nei propri confronti...l'eredità di un passato troppo crudele che ha lasciato segni indelebili!E' vero sì può rinascere tante volte, ma i veri grandi cambiamenti sono quelli meno dolorosi, più difficili da affrontare, quelli che mettono meno in gioco la nostra anima!
    A volte mi chiedo se davvero sarei disposta a cambiare in me proprio ciò che più mi addolora, ciò che più mi smuove dentro,...si tratta di far soffrire coloro che più mi vogliono bene e che mi hanno voluto bene in questi anni perchè hanno conosciuto una parte della mia anima, ma non quella più nascosta che ama, gioisce, si tormenta, si meraviglia, si disordina,...si tratta di frenare la ragione procacciatrice di mezze soluzioni consolatorie per farti mangiare la pappa ogni giorno e presentarti al mondo come "uno, nessuno, centomila"!
    Bè mi piacerebbe conoscere io per prima il centomila...uno, quell'uno che fa la differenza, che non vive nel mondo per assimilazione ed accomodamento, ma che si dipana davanti agli occhi la strada da sè cavalcando arcobaleni e fermandosi lì proprio lì "dove il mare luccica" e l'infinito impazza!!

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    1. Ho capito poche cose io della vita...

      Una di queste è che niente viene regalato: libertà, autodeterminazione, giustizia, sono cose che ogni giorno dobbiamo conquistare e proteggere.

      La seconda... è che la vita è molto molto più generosa di quello che la paura ci fa pensare. La paura ci fa smettere di chiedere doni alla vita, così poi pensiamo che la vita si dura o crudele. La vita è generosa, è meravigliosa, basta avere il coraggio di chiedere ciò che si vuole...

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