mercoledì 5 settembre 2012

Andare contro tutti... o no?

Succede, alle volte, di reprimere i propri desideri.
E non parlo qui dei desideri violenti o che danneggino in qualche modo gli altri: parlo della semplice padronanza di sé, dei propri piaceri, di quello che ci rende felici.

Dovrebbero essere le cose più normali del mondo, per noi lo sono, ma... insorge un problema. La libertà. Noi non siamo liberi.
 
Accade spesso, che tra noi e la nostra libertà, si aggiungano sempre nuovi ostacoli, di varia natura. Persone, che con i loro atteggiamenti, le loro minacce, le loro lusinghe, i loro inganni perfino, instillano dubbi e paure nella mia mente; paure di perdere qualcosa o di fallire; problemi di salute, di tempo, di coraggio...

E' facile rinunciare alla propria libertà: è così rassicurante, è un tale sollievo, sapere di non dover faticare, soffrire, combattere... Perché
la vera libertà si trova solo alla fine di una lotta atroce e cruenta: e altrettanto dovremo lottare per non perderla. Chi è libero, è sempre in guerra.

Tuttavia... chi vive facilmente, vive anche infelicemente. Si è sereni, ma non appagati: tranquilli, ma non felici... E se dentro si ha un lato indomito, una parte oscura e curiosa che non si fa legare e imbavagliare, allora la vita facile, vissuta nel proprio recinto da buoni, civili e obbedienti bambini... dopo un po' comincia a pesare.

Certo si può sempre mettere a tacere quella voce: è talmente facile. L'alternativa sarebbe scatenare una guerra, le cui vittime sarebbero i nostri affetti più cari e tutte le nostre certezze. La nostra salute, perfino. E per avere cosa alla fine? Una libertà amara, continuamente minacciata... Fatica, lotte, una domanda che si insegue continuamente, senza mai trovare risposta...

E' una cosa indesiderabile, logorante: per il bene delle persone che ho attorno, tutto voglio per loro, fuorché la loro libertà.

Ho notato questo paradosso: se una persona estranea sostiene di aver spezzato dei legami, di aver violato le regole, di aver rischiato pur di trovare la sua identità e libertà, io, tutti noi credo, approviamo. Applaudiamo, invidiamo, ha fatto bene, che diamine!!
Eppure, il nostro entusiamo cambia radicalmente, se a proporre una simile avventura è qualcuno molto vicino a noi, un amico, un parente, un fidanzato, figlio... Qualcuno che fa davvero parte della nostra vita. Allora la ricerca diventa un errore, una follia, un atto di odio verso di noi e i nostri sentimenti. E facciamo di tutto, perché quella persona, per noi così importante, rinunci al suo proposito: magari subito dopo aver lodato lo sconosciuto per le stesse cose. "Lui può, tu no". Utilizziamo ogni mezzo: dissuasione, senso di colpa, minacce, lusinghe... Ogni mezzo, anche fisico a volte, pur di non concedergli la libertà cui anelano. Perché?

Perdere il controllo... Noi detestiamo perdere il controllo sul nostro mondo. Vorremmo che ogni cosa si svolgesse come noi abbiamo deciso, che ogni tessera del nostro mosaico si incastri alla perfezione. Vogliamo controllare le persone che ci sono vicine. Per questo esultiamo e approviamo lo sconosciuto che ha avuto il coraggio di opporsi: ha turbato il mondo di qualcun altro, a me che me ne importa?

E, la maggior parte delle volte, noi li pieghiamo: pungiamo nell'onore, negli obblighi, nella compassione... e così li facciamo rinunciare a ciò che li rende felici. 

"Li facciamo rinunciare alla loro felicità, per la nostra", direte voi, e invece no! Perché, per quante rinunce faranno per noi, per quanti sforzi, per quanto impegno ci metteranno a farci felici, non sarà mai abbastanza. Si divoreranno, si consumeranno, sprecheranno gli anni più belli della loro esistenza cercando di rendere contenti gli altri, noi, e sarà tutto inutile. Poiché la nostra felicità non dipende da loro, anche se noi vorremmo farglielo credere. Glielo facciamo credere per controllarli, perché se anche la loro obbedienza non ci fa felici, la loro disobbedienza ci spaventa più di qualunque altra cosa... Ci spaventa perché mette disordine nel nostro mondo...

E allora questa è una guerra. Una guerra per l'oppressione. Una guerra subdola e psicologica, fatta di inganni, di veleni, di parole dette e non dette, di bugie e maschere.
 
Essere sé stessi è un lusso che ognuno si deve conquistare, a volte ad un prezzo amaro... Poter decidere liberamente di sé stessi, presuppone una disciplina ferrea, un addestramento continuo, un'attenzione continua: proprio come una persona in guerra, non bisogna mai abbassare la guardia e vivere sempre all'erta...

Invidiamo gli individui forti che combattono per la propria libertà e ne stiamo distanti. Opprimiamo quelli deboli, che avendo bisogno di amore e protezione si affidano a noi. E noi li proteggiamo e li amiamo, in cambio della loro sottomissione e della loro acquiescenza. E così si creano clan, religioni, tribù, movimenti, sette, bande... I lupi solitari, i liberi, sono davvero pochi e in genere vengono mal visti, poiché mettono in dubbio la legge che tiene uniti tutti gli altri. Il prezzo per la libertà è la gogna, la vergogna, l'additamento, la solitudine...
 
Forse c'è bisogno di tutto ciò: forse è egoista pensare solo per sé, andare, fare, godere, senza chiedersi se sia giusto o meno. Forse servono davvero spalle forti, che rinuncino a sé stessi per sostenere un mondo che non è il loro... E noi, che su quelle spalle ci reggiamo, stiamo troppo bene, per permettergli di andarsene a cercare la loro felicità.

La difesa e la cura dei più deboli... aiutare chi è in difficoltà... battersi per chi ha meno risorse e capacità... Non sono forse questi i più alti e nobili principi dell'umanità, decantati da tutti i racconti e da tutti i credo?

Ma quegli eroi, morti e distrutti dalla loro missione, di quei santi che si sono consumati per fare del bene... chi ha dato ascolto ai loro di desideri? Qualcuno ha ascoltato le loro preghiere, i loro pensieri, accantonati, messi in secondo piano?

Come sarebbe il mondo, se quelle persone, invece di combattere e morire per noi, si fossero infischiate di tutto e avessero seguito i propri sogni e i propri scopi?

E senza andare così in alto, cosa sarebbe di noi, se le persone a cui noi ci affidiamo ci abbandonassero all'improvviso? E cosa sarebbe delle persone che si affidano a noi, se noi seguissimo le nostre strade abbandonandoli?

E ancora, i due volti del Joker si oppongono...

Il viso luminoso, che si elegge a paladino dei più deboli, degli indifesi, delle persone che contano su di lui per le piccole cose di ogni giorno. L'essere che accantona i desideri e decide di porre le difficoltà degli altri al di sopra delle proprie necessità e che combatterà fino alla morte, pur di proteggere le persone che ama...

Il viso oscuro, che pretende le proprie soddisfazioni: la parte che crede che ognuno abbia l'obbligo di cavarsela con i suoi problemi e le sue paure. L'essere che vuole solo vivere, sognare e inseguire tutte quelle cose che gli danno gioia e avventura. L'essere si abbandona ai desideri, infischiandosene di tutto e di tutti... L'essere che combatterà fino alla morte, per mantenere la sua libertà e la sua indipendenza...

E qual'è la cosa giusta? Andare contro tutti, perfino contro sé stessi, o no?



venerdì 17 agosto 2012

Lo specchio

Mi è capitato, di recente, di sentire una curiosa metafora sulla vita, che fa più o meno così.
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Un uomo di buon senso ha una macchia sul naso. Non se ne rende conto, fino a quando non si mette di fronte allo specchio. Allora si accorge di avere la macchia e si pulisce il naso.

Un uomo privo di buon senso ha una macchia sul naso. Non se ne rende conto, fino a quando non si mette di fronte allo specchio. Allora vede la macchia, ma non si accorge di averla sul naso. Inizia così ad inveire contro lo specchio. "Maledetto specchio! Perché mi fai offesa, macchiandomi il naso!" Ecc ecc. Preso dalla rabbia, rompe lo specchio e ne cerca un altro che sia più simpatico. Ovviamente anche il secondo specchio, impietoso, mostra la macchia e anche il terzo, il quarto e così via.

L'uomo privo di buon senso è furioso: "Tutti gli specchi ce l'hanno con me!" Pensa. "Non ho mica fatto nulla di male agli specchi, affinché mi vogliano tutti così tanto male."

L'uomo privo di buon senso ha finito così per odiare gli specchi: nel mondo ce ne sono ovunque, così l'uomo privo di buon senso finì per odiare il mondo intero.
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La morale della storia è che a volte soffriamo e ci arrabbiamo col mondo circostante, quando invece il problema è dentro di noi.

 Toglierci la macchia dal naso è difficile: molto più che insultare lo specchio e spostare la colpevolezza di quella macchia al di fuori di noi.

Allora mi interrogo: come posso fare affinché il mio specchio mi restituisca una bella immagine? Quali sono i cambiamenti che devo fare in me?

E smetto di arrabbiarmi o dispiacermi per coloro che intorno a me non sono contenti della loro vita: arrabbiarmi o dispiacermi serve a poco, è come arrabbiarsi con lo specchio. Rifiutarsi di vedere e voltarsi dall'altra parte: anche quello serve a poco, è come rompere lo specchio. Al prossimo specchio l'immagine riflessa sarà uguale.

Il mondo, la realtà che ci circonda è lo specchio che mi mostra dove sono le macchie della mia vita. Non bisogna arrabbiarsi o voltarsi, bisogna invece osservare bene e capire e poi agire su sé stessi, sul proprio modo di pensare e di agire.

L'unico modo per non vedere più la macchia, nel mio specchio, è rimuoverla dal mio naso...



giovedì 2 agosto 2012

La libertà è una corda sopra il precipizio

La libertà è un corridoio angusto, una corda sopra il precipizio...

Una minima deviazione e si cade: da un lato, si cade nell'eccessivo controllo, nella routine, nel rigore, che impedisce la libertà imponendo regole troppo rigide e sbarre; dall'altro lato si cade nel sbandamento, nella corruzione, nella perdita della propria identità, nell'essere dominati da impulsi e istinti.

In entrambi i casi si perde la libertà: nel primo si è dominati dall'eccesso di rigore, nel secondo si è dominati dagli eccessi e dal torpore dei sensi.

La libertà è un corridoio angusto tra questi due estremi: non dobbiamo seguire regole sciocche che limitano le nostre possibilità, ma neppure lasciarci travolgere dalla vita troppo sregolata e priva di limiti. Dobbiamo sempre essere vigili, attenti: in ogni momento la nostra libertà viene messa in pericolo. La paura ci spinge dal lato troppo rigido; la seduzione del facile, del boccone ghiotto e pronto da mangiare, ci spinge verso il lato del troppo lassismo.

Essere liberi richiede disciplina, richiede sicurezza in sé stessi e soprattutto amore verso sé stessi: rinunciare alla droga, ad esempio, non è rinunciare alla libertà, è rifiutare di essere dominati da una sostanza o da uno stile di vita. Rinunciare ad una promozione, se questa non ci soddisfa, mantiene la nostra libertà, nei confronti di un mondo che ci spinge a salire di gerarchia.

L'eccesso non è un male: qualche eccesso ogni tanto è stimolo per la mente libera. Tuttavia, serve forza e sicurezza e grande disciplina, poiché siamo noi a "possedere" il vizio e sfruttarlo per il nostro piacere e non che diventi il vizio nostro padrone. Nel momento in cui le mie azioni sono tutte svolte al soddisfacimento di un vizio, ecco, in quel momento non sono più libero, ma schiavo del vizio.

Nel momento in cui una sicurezza (lavoro, compagnia ecc) occupa e dirige tutte le mie azioni, ecco che sono divenuto schiavo delle mie sicurezze, delle mie finte certezze, o meglio, schiavo della paura di perdere tali cose.

La libertà è un corridoio angusto, una corda sopra il precipizio, da cui è facile cadere...


martedì 31 luglio 2012

Amore vero

Mi sono ritrovato, in questi giorni, a pensare ad una cosa strana che mi capita di tanto in tanto: ho avuto modo di osservare questo comportamento, in me stesso ovviamente, ma anche in molti che mi circondano.

Spesso "scegliamo" di essere infelici: ci alziamo la mattina e dobbiamo scegliere, tra essere felici ed essere infelici. Tante volte scegliamo la seconda.

E' romantico essere infelici, è coraggioso, è desiderabile perfino. Attribuiamo una sorta di nobiltà, alla tristezza. Basta pensare a tutto il successo che hanno le canzoni tristi di cuori infranti o ai film drammatici. Le storie stappalacrime di amori impossibili... In fondo un po' ci piace...

Se nell'animo siamo vagamente romantici, amiano quella disperazione, quell'abbandono doloroso, quello struggersi nei sentimenti... in genere perché l'oggetto del nostro amore non ci ricambia, perché la persona che desideriamo non ci considera minimamente. E allora ci gettiamo a capofitto in lunghe crociate autolesioniste: smettiamo di sorridere, di uscire, di divertirci, scriviamo lunghissime lettere disperate, passiamo ore a piangere per momenti belli passati e finiti ecc ecc, cosicché tutti sappiano che stiamo soffrendo...

Tutto ciò, per quanto assurdo è... attraente. E' pietoso e miserabile, eppure assume una sorta di rispettabilità. Una persona che soffre per un sentimento così puro come l'amore, è certamente una persona di buon cuore, sensibile, onesta, fedele e in quanto tale merita affetto e rispetto. Almeno ciò è quello che pensiamo quando ci immedesimiamo in questo tipo di persona...

E' attraente ed è facile: molto più facile che voltare pagina e ripartire da ciò che abbiamo di più prezioso. Noi stessi. Già, noi stessi, le nostre idee, il nostro essere: quello che ci eravamo dimenticati, quello che avevamo messo in secondo piano quando pensavamo di essere innamorati. Già, pensavamo di essere innamorati.

Molte volte crediamo di essere innamorati ed esibiamo la nostra sofferenza, quando in realtà soffriamo semplicemente perché non troviamo più noi stessi: abbiamo passato così tanto tempo a immedesimarci nel soggetto del nostro desiderio, che abbiamo dimenticato noi chi siamo davvero.

Ah... il grande errore di chi "finge" di innamorarsi. Diffidate di chi dice cose tipo "Sei tutta la mia vita.", "Senza di te la mia vita non ha più senso." e cavolate di questo tipo. Romanticherie da film o da romanzo, ma che non hanno nulla a che fare con l'amore. E' paura, paura allo stato puro: non vogliamo la persona accanto perché la desideriamo, ma solo perché abbiamo paura di perdere qualcosa, di rimanere da soli... Siamo così incerti della nostra vita, vuoti di sogni nostri, di ambizioni, di speranze, vuoti di personalità, che ci appoggiamo sulle spalle di qualcun altro e, ovviamente, quella persona è importante per noi, perché, se se ne andasse, se ci abbandonasse, crollerebbe il pilastro della nostra esistenza...

Ma è amore questo? O solo un modo per delegare ad altri la responsabilità della nostra felicità?
E' molto comodo "innamorarsi" fintamente di qualcuno e legarlo a noi con questa minaccia.
E' molto comodo dire che la "mia felicità dipende da te": è solo una forma per avere meno paura, meno timore del futuro, meno timore di restare soli... ma non è amore.

Una persona che non ama sé stessa, che non rispetta sé stessa, che non sa cosa vuole dalla vita, che non ha e non insegue sogni, non è in grado di amare. Soffre, certo, soffre per il vuoto che ha dentro e che cercava di riempire scaricando sulla persona "amata" il suo vuoto.

Non possiamo amare, ciò che abbiamo paura di perdere: sì, paura di perdere. Proprio perché a quel punto l'amore si trasforma in paura. L'amore vero non lega, non opprime, non trattiene. Lascia andare. Proprio perché se è amore vero, non c'è nulla di cui aver paura, non c'è distanza o tempo o ostacolo che lo possa spezzare.

Amore è donare senza chiedere: è desiderare il bene dell'altro senza avere qualcosa in cambio.
Viene da sé, se siamo dei deboli e patetici piagnucoloni, se siamo dei seguaci dell'amore romantico-piango-perché-mi-hai-lasciato, se siamo quelli del non-mi-lasciare-sei-tutto-per-me, se siamo quelli che non-faccio-niente-da-solo (o-da-sola), se siamo quelli che devi-fare-così-sennò-vuol-dire-che-non-mi-ami, allora va da sé che non sappiamo neppure cosa voglia dire Amore.

L'amore richiede forza, richiede sicurezza in sé stessi, richiede egoismo, richiede sogni e richiede qualche volta perfino solitudine: se vogliamo Amore, dobbiamo essere disposti ad accettarne il prezzo. Il prezzo di chi rinuncia a tutto per essere libero, perché non c'è Amore senza Libertà. E' difficile, è faticoso.

Quindi, per coloro che vogliono solo piangere e lamentarsi, per quelli che dicono che è troppo difficile e vogliono continuare a disperarsi e guardare film e leggere libri strappalacrime, per coloro che vogliono la via facile per la felicità, a costoro dico: "Lasciate perdere l'Amore, quello vero. Non fa per voi."



lunedì 30 luglio 2012

Abbandonato a parole senza senso

Non cercare da me conferme. Io sono l'onda del mare, che mai non si ferma.
Non cercare da me stabilità, poiché io seguo l'aria inafferrabile, il vento che sospinge le mie vele.
Non aspettarti la mia reazione, non cercare di prevedere ciò che penserò, dirò, farò: non giudicare ciò che faccio o come mi coporto. Impara osservando il mare, che non ha giudici o leggi, che non puoi punire o premiare, che non puoi prevedere, ma solo rispettare...

Mi muovo invisibile attraverso gli strati del mondo, sono l'ombra proiettata dal tuo pensiero. Sono la materializzazione delle tue paure, sono la voce dei tuoi desideri, sono la pala che incessantemente scava nel profondo della tua anima.

Non costruirò città, perché non voglio mura dentro cui rinchiudermi. Non salderò legami, poiché non voglio nessun dominatore sul mio spirito. Non cucirò vesti elaborate e scarpe costose, ma troverò gli abiti adatti al mio continuo navigare. Non porterò bagagli, utili solo ad appesantire la mia barca. Non porterò certezze, illusioni mascherate da verità.

Abbandonerò tutto ciò che è pesante e superfluo. Solcherò i mari alla ricerca di quelle risposte che mi tormentano. Tenderò le orecchie, al suono dei bisbigli degli spiriti nel cuore della notte...

Io, il vento, il cielo, il mare... immerso nell'immensità inafferrabile. Perduto, per giungere in posti che nessuno può trovare. Abbandonato, alla deriva tra i flutti immensi dei miei pensieri...


mercoledì 25 luglio 2012

Scrivere nelle tenebre

Scrivere... scrivere... scrivere.
Scrivere! Scrivere! Scrivere! Senza interruzione, senza fermarsi. Storie, racconti, pensieri, poesie... di tutto.
Perché? Perché scrivere mi ossessiona?

Tutto ciò che scrivo, ho scritto, vorrei scrivere, perfino ciò che ancora non ho neppure pensato di scrivere, qualcuno lo ha già scritto. Lo ha scritto prima e lo ha scritto meglio di quanto potrei fare io.

Leggete il mio blog, leggete i miei racconti, leggete i miei pensieri... e poi cercate nei libri antichi, nelle canzoni e nei versi dei poeti. Ciò che c'è da dire è già stato detto, ciò che si doveva pensare è già stato pensato...
I grandi pensatori, scrittori e poeti sono solo una manciata: tutte le centinaia di scrittori, famosi e meno, che troviamo nelle nostre edicole, non sono altro che un rimescolamento, una rivisitazione, una copia di una copia, un dejà vu... Ora tutti vogliono scrivere, nessuno vuole leggere. Tutti vogliono prendere le parole dei miti del pensiero, rigirarle, rimescolarle e spacciarle per proprie. Tutti vogliono essere grandi pensatori e scrittori, con pensieri e scritti che non gli appartengono...

E... Dio... io non faccio eccezione...
E allora questo mi tormenta: perché scrivere? Perché sento questo impulso irrefrenabile, di impugnare una penna e lasciarla scorrere? Perché la pagina bianca mi chiama, supplicandomi di riempirla?

Eppure... scrivere è vita. E' come l'acqua: se rimane immobile, stagna e muore. Deve scorrere, deve vivere: sempre uguale e sempre diversa. Eppure... scrivere è per me come dare forma alla mia anima. Non ne posso fare a meno. Inutile mentire: non ho pensieri molto innovativi, né verità assolute da comunicare, né soluzioni che altre centinaia di persone prima di me abbiano già dato.

Io non creo, non invento. Io prendo e reinterpreto, trasformo... ciò che altri hanno pensato e scritto molto prima di me.

Sono la vita, che prende il ricordo della vita precedente e si reinventa.
Ma... scrivo unicamente per me stesso. Non per altri, non per la fama, non per la gloria, il successo o il denaro. Scrivo per me.
Do forma alla mia anima, riempiendo le pagine vuote dei miei quaderni: lo faccio per guardarmi dall'esterno e osservarmi... senza giudizio, ma con l'implacabile obiettività dell'arbitro imparziale.

E' un sollievo... sapere di non essere essenziali: sapere che i miei pensieri non moriranno, perché discendenti di altri pensieri... e i pensieri successivi saranno trasformazioni dei miei. I pensieri, come il flusso della vita, si susseguono e si trasformano.

Scrivere è vivere... vivere è scrivere.
Sono il personaggio della mia storia. Il protagonista della mia vita.
Scrivo per amarmi e non per farmi amare. Scrivo per desiderare per me stesso e non per far desiderare gli altri.

Io sono un'ombra, le tenebre sono la mia dimora.
Io sono il Joker.


giovedì 5 luglio 2012

Il mio valore

E' davvero immenso il mondo...
Luoghi meravigliosi e lontani, animali, popoli, lingue, nazioni, culture, montagne, deserti, foreste, città, mari, laghi: solo a voler citare ogni cosa, questo post si allungherebbe ogni oltre limite.

Troppo, troppo grande per essere contenuto in una mente umana: anche volendo viaggiare tutta la vita, non si riuscirebbe a cogliere neppure una minima parte di tutto lo scibile. Sarebbe come cercare di svuotare un oceano, neppure con un cucchiaio, ma con un contagocce.

E poi, se il mondo non bastasse, basterebbe alzare gli occhi verso il cielo e far perdere il proprio sguardo nelle immensità siderali...

E noi, piccoli e miseri, di fronte a questa immensità colossale. Quanto valgo io, piccolo e misero essere umano, puntino invisibile sulla faccia di un mondo, che è un puntino invisibile di un sistema solare, che è un puntino invisibile in una galassia, che è un puntino invisibile nell'universo?

Cosa sono 100 anni, una lunga vita per un essere umano, di fronte a miliardi e miliardi di anni dell'universo?

Qualcuno mi dice che mi faccio prendere da troppi pensieri. Mi si dice spesso che non dovrei farmi tormentare da certi stupidi ragionamenti. Che dovrei tenere i piedi a terra e la mente sulle cose concrete. Troppo spesso i miei occhi vagano all'orizzonte, al cielo, sempre a voler riempire la mia mente col contagocce, dall'oceano infinito di ciò che mi circonda.

E io... osservo queste persone così terrene, così piantate nella loro realtà: realtà che pare loro immensa, l'unica cosa esistente, tanto che sono del tutto inconsapevoli dell'enormità che li circonda. Esiste solo ciò che si vede e questo da una diversa scala di priorità.

Chi crede che la sua casa sia tutto il proprio mondo, un solo mobile acquisisce un'importanza enorme. Chi crede che una persona sia tutto il suo mondo, darà un valore immenso ad ogni suo gesto e parola.

Non è sbagliato questo, non è una critica la mia, anzi. Invidio queste persone, che hanno chiaro nella loro mente cosa è davvero importante e cosa è superfluo. Io, semplicemente, non ci riesco.

Per me sognare è come il cibo. Non posso farne a meno. Non solo: oltre a non poterne fare a meno, mi piace variare, sognare cose sempre diverse. Si dice che per mangiare bene, bisogna mangiare un po' di tutto. Ecco, io applico ai miei sogni lo stesso principio: per essere soddisfatto, devo sognare un po' di tutto. Per essere felice, voglio provare un po' di tutto...

Ahimé, qualcosa lo dovrò trascurare, perché tutto non si può fare... non si riesce.
Eppure, penso anche che questo sia un bene: perché se vivessimo all'infinito, senza limiti da superare, senza scelte da fare, allora nulla avrebbe più valore. Proprio il fatto di dover scegliere, di dover combattere, di dover rinunciare a volte... da valore a ciò che facciamo.

Sognare, sentire, amare me stesso, essere ciò che sono, da valore a ciò che sono.